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Perché mi sono schierato “In difesa della carne”

A un anno dalla sua pubblicazione, il libro di Andrea Bertaglio, “In difesa della carne”, edizioni Lindau, continua a suscitare interesse e curiosità. E polemiche, ovviamente. Ma cosa ha spinto l’autore a prendere posizione in questo modo? Ce lo spiega direttamente lui.

Ebbene sì, è già passato un anno dalla pubblicazione di “In difesa della carne”. Eppure, dopo 12 mesi, ancora in molti mi chiedono perché ho scritto questo libro, edito da Lindau. Chi ne legge il titolo, infatti, mi fa sempre la stessa domanda: cosa ti ha spinto a farlo?

I motivi sono molti e legati al mio percorso sia professionale che personale di questi ultimi anni. Chi mi conosce sa che ho trascorsi non solo nel mondo dell’ambientalismo, ma anche della decrescita, e che ho collaborato con giornali, riviste, siti Web e realtà di cui si può dire tutto, tranne che siano compiacenti nei confronti del sistema aziendale, a partire da quello zootecnico. Negli ultimi anni ho però avuto modo, grazie all’esperienza, di rielaborare alcune mie convinzioni. Pur se mi è costato molta energia e non pochi disagi ne è valsa decisamente la pena, perché oggi mi sembra di avere una visione più lucida su diversi argomenti. Uno su tutti: la produzione di cibo e di carne in particolare.

Da quando ho collaborato alla revisione del rapporto “La sostenibilità delle carni e dei salumi in Italia”, in particolare, il mio punto di vista sul settore zootecnico italiano è parecchio cambiato. Leggere, rileggere e a volte studiare i contenuti e le decine di fonti di questo studio, così come visitare numerosi allevamenti ed impianti di trasformazione, è stato per me incredibilmente istruttivo. Ho scoperto ad esempio che la filiera della carne è quella del settore alimentare che genera la minore quantità di sprechi, che da un capo bovino oltre alla carne si possono ottenere diverse migliaia di prodotti, che non ci sono ormoni e tracce di antibiotici nelle carni che mangiamo, o che il settore agricolo e zootecnico sono tra quelli che investono maggiormente in tecnologia e innovazione.

Ho scoperto che l’allevatore maschilista e semi-analfabeta che domina l’immaginario collettivo ha lasciato il posto a una schiera di giovani motivati, competenti e sensibili: gente spesso di neanche trent’anni che, invece di ammorbare se stessi e gli altri con questioni pseudo-filosofiche sull’etica e la nutrizione, si alza alle tre di mattina per accudire i propri animali e produrre cibi di qualità: dietro il Made in Italy, quello che alcuni vorrebbero demolire, ci sono persone così. Attenzione, non dico che il mondo dell’allevamento non abbia problemi, contraddizioni o storture da correggere. Cerco solo di ricordare al lettore frastornato da una propaganda animalista ormai fuori controllo che non è tutto come sembra su alcune trasmissioni televisive o siti Web.

Mi si dirà ora che il problema non è il nutrirsi di un altro animale in sé, ma il fatto di produrre carne a livello industriale. Sicuramente ci sono cose da rivedere nel sistema zootecnico, soprattutto al di fuori dei confini dell’Unione europea, ma come spiego in questo libro non è corretto pensare che sia tutto marcio. Spero quindi di essere riuscito a raccontare almeno in parte il punto di vista di chi, nonostante gli sforzi, gli investimenti e il costante lavoro per migliorare, viene continuamente attaccato da chi non sa nulla del suo settore. O peggio, crede di saperlo perché ha sentito dire in tv questo o ha visto su Internet quello.

È il mio piccolo contributo al tentativo di bilanciare un’informazione su questi temi spesso ideologica o modaiola, in buona parte scorretta, che anno dopo anno sta creando sempre più confusione e portando troppe persone in buona fede ad allarmanti casi di diete fai-da-te. Con tutti i problemi sanitari, sociali ed economici che ne conseguono. Quando si va in giro affermando che la carne e i salumi sono cancerogeni o altre idiozie del genere, bisognerebbe considerare che chi legge potrebbe anche improvvisare diete per sé e per i propri figli che poi, come succede oggi in Italia, portano alla ricomparsa del rachitismo infantile, o bambini di un anno grandi come bebè di tre mesi a dovere essere ricoverati d’urgenza per carenze nutrizionali o a ricevere trasfusioni causa anemia.

Riuscire a far pubblicare questo libro è stato più difficile di quanto potessi immaginare, proprio perché in questi ultimi anni il veg è stato estremamente trendy e, come mi ha esplicitamente detto l’Editor di una delle case editrici a cui mi sono rivolto, “in ambito alimentazione è tutto pro-vegan. Un libro sulla nutrizione che non si allinei a questo trend non verrebbe preso in considerazione e non solo dal lettore, ma anche da distribuzione, librai, ecc.”. Ma questa “bolla modaiola scoppierà presto”, mi ha poi detto (e a distanza di un paio di anni i fatti sembrano dargli ragione). Spero con questo mio libro di contribuire al suo scoppio, per tornare a parlare e scrivere in modo più razionale di temi importanti come l’alimentazione, la salute, l’ambiente e il rispetto degli animali.

 

Giornalista specializzato in sostenibilità, cambiamento climatico e temi ambientali, scrive per diversi giornali, riviste e siti Web. Da una decina di anni è molto attivo sia come relatore che come moderatore presso eventi sempre legati alla sostenibilità ed alla green economy. Laureato in sociologia, fra i temi su cui focalizza il suo lavoro spiccano gli impatti delle produzioni alimentari, a partire da quelli legati alla zootecnia ed ai cibi animali. A fine 2018 ha pubblicato il libro “In difesa della carne”, edito da Lindau.