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La vita si allunga, ma sta a noi invecchiare bene

L’Italia si sta avviando a diventare un Paese di vecchi? Noi preferiremmo dire di “longevi”. Vediamo un po’ qual è la differenza.

Italia Paese di vecchi, o di longevi? La differenza è sostanziale: la vecchiaia è uno stato fisico di debilitazione e inattività al quale consegue una condizione mentale di dipendenza; la longevità, al contrario, è la possibilità di vivere bene a lungo, essendo abili e utili fisicamente e mentalmente. L’età media degli italiani aumenta progressivamente (oggi è di 45,4 anni, nel 2050 sarà di 50,1 anni) e il problema che ci si pone oggi è se la quota di popolazione attiva riuscirà a farsi carico di quella inattiva rappresentata dalle età estreme, giovani e anziani (attualmente abbiamo 56 giovani con meno di 14 anni e anziani con più di 65 anni ogni 100 italiani potenzialmente attivi; nel 2050 saranno 85).

Entrambi sono legati da un unico destino poiché meglio staranno gli anziani e più risorse, non solo materiali, ma come vedremo immateriali, saranno a disposizione dei giovani. Un anzianovecchio” è indubbiamente un onere per la società che deve corrispondergli non solo un adeguato sostentamento, ma anche garantirgli i servizi medici essenziali, sempre più costosi con l’avanzare dell’età (considerato che l’attesa di vita attuale per un 65enne è di 19,3 anni per un uomo e di 21,8 anni per una donna, che diventeranno nel 2050 rispettivamente 22,5 e 25,3 anni); al contrario, un anzianolongevo” non solo assorbe meno risorse economiche dal Servizio Sanitario, ma contribuisce a sgravare la famiglia da impegni assistenziali (la cura degli anziani inabili è una delle prime preoccupazioni dei nostri concittadini) e fornisce anche un importante contributo alla famiglia stessa nella cura ed educazione dei nipoti (e, diciamo noi, nella buona alimentazione in quanto i nonni sanno bene che i loro nipoti devono mangiare oltre verdure e frutta, anche carne, latte, uova e pesce per stare bene). Parimenti, la società nel suo complesso ne trae beneficio: gli anziani “longevi” infatti non esitano a partecipare costantemente alle attività ad alto valore sociale a morale che rendono viva e coesa una comunità e rendono possibile tramandare fra le generazioni la memoria delle identità tanto care ai nostri mille territori e paesaggi.

L’Economia della Felicità, che propone di considerare al pari del PIL anche il PIF (prodotto interno della felicità), trae grande beneficio dalla longevità, sia a titolo individuale (restare in buona salute per tutta la vita e meglio che il contrario, direbbe Catalano), sia per la famiglia (non dare, ma ricevere servizi è meglio, di nuovo Catalano), che per la comunità (un anziano attivo è meglio che un anziano a letto, sempre Catalano) e per il Paese intero (meglio longevi che vecchi, diciamo noi). Qual è l’elisir di lunga vita, ben conosciuto in Sardegna, terra di grandi longevi? Buona alimentazione e attività fisica continua: le ricerche del team del collega Francesco Landi del Policlinico Gemelli di Roma dimostrano inoppugnabilmente che dopo i 50 anni inizia il declino della massa muscolare (sarcopenìa), che comporta perdita di forza e riduzione dell’equilibrio, con conseguenze gravi fra cui le cadute che rappresentano la prima causa di disabilità per la terza età.

Esercizio costante e alimentazione ricca di proteine nobili quali quelle delle carni e dei prodotti animali, contrastano attivamente la sarcopenìa, al punto che ottantenni in forma e ben nutriti mostrano performances fisiche vicine a quelle registrate per i cinquantenni. Tutto questo è sostenibilità sociale e culturale: Carni Sostenibili sostiene il progetto Longevity Run del Policlinico Gemelli di Roma (con 4 tappe in tutta Italia – la prossima domenica 26 maggio a San Gabriele di Piozzano, in provincia di Piacenza) perché attività fisica e buona alimentazione (la dieta del Mediterraneo comprende tutti gli alimenti e le carni ne sono componente imprescindibile) sono un impegno quotidiano che misura la responsabilità verso noi stessi, i nostri cari e il nostro Paese per una longevità che non diventi vecchiaia.

Presidente Emerito dell'Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali, professore Ordinario di Zootecnica Speciale presso il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari e Presidente dell’Associazione Carni Sostenibili.