TOP

Festa dei nonni: colonne portanti delle famiglie italiane

Oggi è la Festa dei nonni, e come ogni anno si celebrano le colonne portanti di ogni famiglia. Ma da dove vengono i nonni? Come è riuscito l’essere umano a sopravvivere oltre la generazione successiva? Ovviamente anche grazie all’alimentazione.

Istituita come ricorrenza civile con la legge n. 159 del 31 luglio 2005, la Festa dei nonni rappresenta per le Istituzioni “un momento per celebrare l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale”. In effetti, i nonni sono generalmente fonte di buoni consigli e saggezza, un supporto economico fondamentale per sopperire alle mancanze del welfare, ma anche un aiuto concreto nella cura e nell’educazione dei più piccoli. Ma perché esistono i nonni? Di sicuro anche grazie all’alimentazione. La scienza dimostra infatti che l’introduzione della carne nella preistoria ha permesso alle diverse generazioni di succedersi in vita, quindi i primi nonni sono esistiti in una fase precisa dell’evoluzione umana.

Sempre più longevi e giovanili, i nonni sono ormai una presenza data per scontata, ma non è sempre stato così. Infatti, sono comparsi solo quando l’essere umano è riuscito a vivere tanto a lungo da vedere nascere e crescere i figli dei propri figli. Un passo avanti enorme verso la longevità, reso possibile già nella preistoria grazie al consumo di carne da parte dei nostri più lontani antenati: gli ominini, termine che recentemente ha soppiantato quello di ominidi per racchiudere tutte le specie estinte affini all’Homo. Da specie che si nutriva quasi esclusivamente di foglie e bacche acerbe, gli ominini si sono evoluti in onnivori facendoci diventare come siamo oggi: più longevi ed intelligenti delle altre specie.

L’uomo ha una massa celebrale, se raffrontata al peso corporeo, circa doppia di quella degli altri mammiferi. Ciò significa un grande cervello costantemente affamato che, pur essendo il 2% del peso corporeo, consuma circa il 20% dell’energia spesa giornalmente da un adulto (fino al 70% in un neonato). Per farlo deve nutrirsi di alimenti ad alta digeribilità e di valore biologico superiore a quello delle foglie e dei frutti acerbi. Dato che lo sviluppo della massa intestinale è inversamente proporzionale alla qualità dei cibi consumati, la riduzione della dimensione degli intestini a favore dello sviluppo della massa cerebrale è stata possibile solo grazie ad un miglioramento complessivo della qualità della dieta, dovuta all’introduzione di alimenti ad alta concentrazione di nutrienti come la carne.

Questa svolta nell’evoluzione umana, che con l’introduzione della cottura dei cibi, circa 800.000 anni fa, ha portato l’uomo a cacciare organizzandosi in comunità e avviare quindi una fase fondamentale di evoluzione sociale, ha permesso non solo un maggiore sviluppo cerebrale e cognitivo, ma anche una longevità sconosciuta a molte altre specie. In altre parole, l’introduzione della carne nella dieta dell’uomo preistorico ha consentito “l’invenzione del nonno”.

“Il nostro adattamento evolutivo al consumo di carne ha avuto quale riscontro, oltre allo sviluppo cerebrale e fisico (dall’analisi dei reperti archeologici il fisico dell’uomo adulto nel neolitico era paragonabile a quello degli attuali atleti professionisti), anche uno straordinario aumento della longevità della specie umana rispetto agli scimpanzé”, sottolinea il professor Giuseppe Pulina, professore di Zootecnica Speciale l’Università di Sassari e Presidente dell’Associazione Carni Sostenibili: “La longevità è il risultato dell’adattamento del genotipo umano alla dieta ricca di carne: i geni coinvolti, infatti, sono quelli della resistenza alle infiammazioni e ai parassiti, ma anche codificanti per la longevità, come dimostrato dalle curve della sopravvivenza e della mortalità dell’uomo è dello scimpanzé”.

Curve della sopravvivenza e della mortalità dell’uomo e dello scimpanzé (Finch, 2010)

Negli ultimi decenni, soprattutto dal secondo dopoguerra in poi, la presenza della carne nella dieta degli italiani ha contribuito ad aumentarne l’aspettativa di vita, rendendo l’Italia il secondo Paese più longevo al mondo e portando i nonni a ricoprire un ruolo fondamentale sia nel tessuto sociale che all’interno delle famiglie di riferimento. Non solo nella cura dei più piccoli, visto che gli italiani sembrano preferire i servizi (generalmente gratuiti) dei nonni a quelli delle baby-sitter, ma anche nelle abitudini alimentari. Del resto, a chi non piace andare da mangiare dai nonni?

I piatti della nonna sono i favoriti dai nipoti perché la madre gestante ha sicuramente mangiato dalla madre e trasmesso per via epigenetica al figlio”, spiega il professor Pulina: “Di conseguenza i nonni sono responsabili della buona alimentazione delle madri e dei nipoti, che come detto preferiscono i piatti della nonna, perché molti nipoti sono custoditi dai nonni. Non solo, i nonni fanno la spesa anche per i figli, e sapendo meglio dei più giovani come scegliere prodotti di qualità legati alla nostra tradizione, fanno scelte più adatte ad avere un’alimentazione completa ed equilibrata”.

La Festa dei nonni, celebrata in Italia ogni 2 ottobre in quanto giorno dedicato dalla Chiesa cattolica alla memoria liturgica degli Angeli custodi, si rivela così un’occasione per riflettere su tutto quello che i nonni fanno per noi e l’importanza che ricoprono nelle nostre vite. Ma anche i nostri nonni hanno bisogno di alleati, che possono trovare ad esempio in una dieta sana e un po’ di esercizio fisico. Queste buone abitudini sono utili soprattutto per combattere quel processo fisiologico (sarcopenia) che determina la perdita di massa muscolare, di forza e quindi della capacità di svolgere molte delle attività quotidiane. Le proteine animali sono tra le più indicate per contrastare la riduzione di potenza muscolare, oltre che le malattie cardiovascolari, l’osteoporosi, il diabete di tipo 2 o l’obesità.

Se si somma l’attività fisica a una dieta bilanciata che presenti il giusto apporto proteico, inoltre, i nostri nonni possono avere una maggiore forza muscolare che li aiuterà ad affrontare gli impegni quotidiani. Non solo, come recentemente dimostrato dallo studio Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) che ha seguito 140mila soggetti di età compresa tra i 35 e i 70 anni, una maggiore forza muscolare può essere associata ad un’aspettativa di vita maggiore.

Inserire la carne all’interno di una dieta equilibrata, insomma, è un modo per assicurare la presenza e l’equilibrio di energia, proteine minerali e vitamine. Dopo i 70 anni, molte vitamine e minerali non vengono più assorbiti con facilità dal corpo. Per questo la carne rossa risulta molto utile per soddisfare il fabbisogno di vitamina B12, ferro e zinco, quest’ultimo fondamentale per la riparazione dei tessuti. I nonni rappresentano anche la memoria del passato, e la carne è una difesa a questa vasta fonte di conoscenza perché aiuta a contrastare l’insorgere del declino cognitivo, grazie all’apporto di selenio, folati e omega-3.

“Una volta raggiunta l’età adulta la massa muscolare diminuisce e il ritmo a cui si riduce accelera dopo i 50 anni. I muscoli rappresentano circa il 45% del peso corporeo tra i 20 e i 30 anni, scendendo a solo il 27% a 70. Questa tendenza si accentua se non si assumono quantità sufficienti di proteine animali”, fa presente il professor Pulina: “Una quantità leggermente maggiore di proteine rispetto agli individui adulti può essere utile agli anziani, che possono così aumentare la propria capacità di riserva e, oltre a contrastare la progressiva perdita di massa muscolare, anche prevenire la fragilità della pelle e la riduzione della funzione immunitaria, con conseguente miglior recupero dalle malattie.”

Redazione Carni Sostenibili

Presidente Emerito dell'Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali, professore Ordinario di Zootecnica Speciale presso il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari e Presidente dell’Associazione Carni Sostenibili.