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Dieta universale EAT-Lancet? Farnesina: “Dannosa e pericolosa”

La Rappresentanza Permanente presso le Organizzazioni Internazionali ONU raccomanda prudenza all’OMS nel supportare la presentazione del rapporto EAT-Lancet, avvallando le tesi espresse da Carni Sostenibili.

In occasione della presentazione del rapporto della “EAT-Lancet Commission” su “Healthy Diets from Sustainable Food Systems” che domani 28 marzo si terrà presso il Palazzo delle Nazioni di Ginevra, le Istituzioni italiane prendono fermamente posizione sulla possibile presenza dell’OMS a supporto dell’evento. E lo fanno mettendo in guardia sui rischi per la salute, la biodiversità e l’occupazione nascosti dietro la “Dieta universale” propinata dalla stessa commissione EAT-Lancet. Tanto da illustrare, in un comunicato molto esplicito, le motivazioni per cui “l’OMS non dovrebbe essere coinvolta in questa iniziativa”.

La decisione della Rappresentanza Permanente presso le Organizzazioni Internazionali ONU a Ginevra di raccomandare prudenza all’OMS nel supportare la presentazione del rapporto dell’EAT-Lancet avvalla le tesi che Carni Sostenibili ha espresso fin dall’inizio del dibattito. Si afferma una volta per tutte che non può esistere una dieta universale, in quanto ciascuno ha la propria dieta per tradizione e per costume locale.

Non dimentichiamo che questo rapporto, che raccomanda arbitrariamente la riduzione del 90% del consumo di carne, rappresenta il parere di una commissione di esperti, sicuramente autorevoli, ma che non hanno alcun titolo preferenziale per rappresentare la comunità scientifica internazionale, alla quale peraltro non hanno sottoposto il lavoro prima della pubblicazione.

Seppure The Lancet sia considerata una prestigiosa rivista, ricordo che nel panorama editoriale scientifico sono pubblicate più di mille riviste altrettanto prestigiose che trattano temi del settore delle produzioni animali che dicono cose molto diverse e opposte; per questo, pur sottolineando il contributo dello studio del Lancet al dibattito, è evidente oggi più che mai che, per ciò che riguarda l’aspetto delle produzioni animali e del consumo di carne e pesce, le considerazioni espresse dalla commissione EAT-Lancet sono da riconsiderare per almeno due motivi.

Il primo, perché la maggior parte della popolazione dei Paesi in via di sviluppo vive con gli animali e grazie agli animali; il secondo perché ci sono molte diete che sono legate a fattori locali e culturali che hanno come base prodotti di origine animale.

Il monito della Rappresentanza conferma, ancora una volta, che non esiste una ricetta unica per tutti. E se anche esistesse non sarebbe certo quella proposta su The Lancet che, tra l’altro, contiene evidenti errori di natura nutrizionale: è troppo calorica, perché per poter far fronte alla carenza di prodotti di origine animale, carni in particolare, invita a consumare quantità eccessive di cereali e prodotti energetici.

Ancora una volta a uscirne vincitrice è la dieta dei mediterranei in cui si consumano tutti gli alimenti in maniera completa e responsabile.

Giuseppe Pulina

Presidente Emerito dell’Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali, professore Ordinario di Zootecnica Speciale presso il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari e Presidente dell’Associazione Carni Sostenibili.

Presidente Emerito dell'Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali, professore Ordinario di Zootecnica Speciale presso il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari e Presidente dell’Associazione Carni Sostenibili.