Vineis, IARC: “Nessun allarme. Bisogna contestualizzare”

Paolo Vineis, coautore del rapporto Iarc sulle carni e coordinatore del gruppo di epidemiologi della stessa agenzia, ha ammesso venerdì scorso presso un workshop organizzato da Sprim Academy che sulla questione “carne e cancro” apparsa sui media negli ultimi tempi non è stata fatta una corretta informazione, in generale.

Solleva vedere come gli esperti di scienza (più che di comunicazione) mantengano un approccio equilibrato, e cerchino per quanto gli sia possibile di spiegare che la carne e i salumi, al contrario di quanto affermato da alcuni giornali, non sono affatto una minaccia per la salute come il fumo o l’amianto.

L’incremento del rischio di cancro al colon-retto con carni e salumi è modesto, ha ricordato il professor Vineis: chi non mangia carne ha un rischio del 4% di ammalarsi di tumore del colon retto, chi la mangia ha un rischio del 5-5,3%. Non bisogna parlare di allarme, quindi, ma bisogna contestualizzare. Il meccanismo della cancerogenesi è infatti ben più complesso di quanto si pensi, e richiede l’attivazione di 5-7 stadi.

C’è stato un modo erroneo di esporre le cose, ha sottolineato Vineis, soprattutto da parte della stampa. Che, sempre riguardo alla complessità della cancerogenesi, l’ha paragonata ad intossicazioni acute o altri fenomeni che c’entrano ben poco con lo sviluppo di un cancro (per non parlare dell’assurdo paragone tra la carne e il fumo o l’amianto, aggiungiamo noi).

Insomma i fattori che possono concorrere allo sviluppo del cancro sono molteplici, e fra questi la carne rossa e i salumi (che aumentano di poco la possibilità di sviluppare un tumore) possono semmai aggiungersi a questo meccanismo complesso.

La transizione da singoli elementi a comportamenti complessi nelle monografie Iarc ha sicuramente molti limiti, e le debolezze comunicative mettono in crisi anche gli esperti dei gruppi di lavoro, ha aggiunto Vineis, per cui è anche importante non confondere Iarc e Oms, che hanno metodi e criteri diversi. Per l’epidemiologo, quindi, non è così sorprendente se diversi suoi colleghi hanno già fatto presente che oltre la metà delle dichiarazioni Oms non sono basate su evidenze scientifiche.

La questione sollevata dallo studio Iarc, che verrà pubblicato verso la metà del prossimo anno, non rivela nulla di nuovo e non tratta sicuramente di un allarme, ha precisato Vineis: va invece tutto inserito nel contesto. Cosa che invece la stampa ha imprudentemente evitato di fare. In Italia, almeno.