Viceministro Olivero: “La sostenibilità non si affronta con slogan”

Riportiamo qui sotto degli estratti del discorso del Viceministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Andrea Olivero, durante il convegno “La clessidra ambientale – La sostenibilità delle carni in Italia”. Ringraziamo il Viceministro per l’alta considerazione che ha dimostrato con il suo intervento nei confronti del nostro Progetto, così come di tutto il settore delle carni italiano.

Ho letto tanti documenti lobbistici che cercavano di indirizzare le politiche. “La sostenibilità delle carni in Italia” è un documento serio da un punto di vista scientifico ed è, io credo, un contributo nella direzione della comprensione del fenomeno. Un documento quindi estremamente utile per noi, per chi ha responsabilità di governo, per poter assumere le decisioni, scientemente prese non dalle opzioni che talvolta vengono sollecitate mediaticamente in maniera inopportuna da tribuni che si ammantano di conoscenze nell’ambito dell’alimentazione. Ma sulla base di valutazioni, analisi puntuali che essendo scientifiche possono anche trovare contrapposizioni, possono aprire confronti.

Dico questo perché il tema che quest’oggi voi affrontate è un tema decisivo, io credo, per il nostro Paese. Ma anche per le sorti dell’umanità. Lo abbiamo voluto dire con EXPO 2015. Abbiamo detto “Nutrire il pianeta”, ma il tema vero è nutrire bene il Pianeta, cioè dare a ciascuno quel nutrimento che chiede, e che sia il più possibile vicino a quelle che sono le sue abitudini alimentari o alle sue istanze più profonde.

Molte volte le culture alimentari sono estromesse dalle nostre riflessioni. Invece io credo che queste debbano essere valorizzate e in questo senso il prodotto italiano ha molto da dire al resto del mondo. Il tema naturalmente è particolarmente importante perché noi oggi sappiamo perfettamente quanto parlare di alimentazione voglia dire anche, e sempre più, parlare di sostenibilità.

E questo tema della sostenibilità non può essere affrontato con slogan, non può essere affrontato con analisi semplicistiche, ma necessita appunto di una valutazione sugli impatti di medio-lungo periodo, su valutazioni complesse come quelle che vengono proposte nell’idea della Clessidra ambientale, che è molto interessante e anche molto innovativa rispetto a tanti studi che sulle tematiche sono già stati fatti nel passato. Ciò ci porta a fare due riflessioni.

Da un lato quella che voi riproponete, e che noi abbiamo sposato anche con forza, è quella di andare a proporre nuovi stili di vita. E’ stato ricordato insieme alla dieta mediterranea, e qui la parola dieta ci piace perché è legata a una storia e a una tradizione che sono innegabilmente nostre, fondate sul principio dell’equilibrio, cioè del trovare quel giusto punto di sintesi tra i diversi apporti di cui la persona ha bisogno per una corretta alimentazione. Equilibrio che varia nel passare del tempo anche della vita umana, che necessita appunto di una consapevolezza profonda da parte delle persone, da parte delle famiglie, che necessita di un processo educativo alle spalle.

Parlare di dieta mediterranea, oggi, comporta andare a ragionare rispetto agli stili di vita ma anche alle modalità di vita familiare delle famiglie italiane. Mai come oggi se ne sta parlando, mai come oggi parliamo di alimentazione, molte volte anche a sproposito, andando a farci prendere dalle mode momentanee. Ma mai come oggi abbiamo problemi molto seri che derivano dal fatto di dare in realtà poca attenzione a quelle che sono le corrette abitudini. E spesso tralasciamo taluni prodotti che sono importanti, o seguiamo appunto delle istanze che derivano esclusivamente da mode passeggere e da santoni che spesso estremizzano temi in origine anche con una loro validità.

Trovare il giusto equilibrio e tutelare questa idea, per noi ha un aspetto importantissimo. Io credo che la vostra ricerca in questo senso corrobori questa idea che noi abbiamo di fondo. Ma al tempo stesso l’analisi che viene compiuta ci dice della bontà delle iniziative che insieme stiamo portando avanti anche con molta fatica. Non dobbiamo negare che questo comporti cambiamenti nelle modalità produttive e cambiamenti culturali nei processi di costruzione dell’attività di impresa per arrivare ad avere sostenibilità piena.

Noi abbiamo questi obiettivi di sostenibilità nelle proposte e nelle possibilità offerte dalla nuova politica agricola comunitaria, si pensi al sostegno accoppiato rispetto al settore del la carne bovina, alle misure del benessere ambientale dei nuovi programmi di sviluppo rurale o nell’azione di regolazione di filiera portata avanti dal Ministero attraverso gli strumenti dell’etichettatura, dei piani di settore e l’avvio di un sistema di qualità nazionale.

Credo in più che per quanto riguarda le carni italiane noi abbiamo un valore aggiunto che deve essere rammentato costantemente: la qualità che deriva dalle modalità di allevamento, e i sistemi di controllo all’opera nel nostro Paese, che sono senza eguali. Non c’è paese al mondo che abbia un sistema di controlli come il nostro. Voi lo sapete, perché poi ne scontate anche le conseguenze per alcuni tratti.

Stiamo lavorando anche per togliere quegli elementi che sono pura burocrazia e non controllo vero e di qualità, ma noi ci teniamo al mantenimento di un livello alto di qualità. Anzi stiamo lavorando insieme per innalzarlo ulteriormente perché siamo convinti che noi dobbiamo rendere le carni italiane sempre più un prodotto di eccellenza, che sia riconoscibile e che possa dare quel valore aggiunto. Valore aggiunto che naturalmente è a beneficio dell’intera comunità nazionale, qui lo voglio dire con chiarezza.

Certamente c’è un interesse di parte, c’è un interesse – che noi naturalmente tuteliamo ampiamente – di un numero elevato di occupati, di una grande tradizione di allevamento nel nostro Paese, di una straordinaria tradizione di trasformazione italiana che sa dare valore aggiunto anche qui in maniera straordinaria ai prodotti. Ma anche su questo fronte, dobbiamo valutare positivamente l’apporto che l’allevamento, la trasformazione e il sistema delle carni italiane danno al nostro Paese.

Infine, colgo con grande positività l’aver voluto ancorare questa ricerca alla Carta di Milano quindi l’aver già, in qualche modo, guardato lontano con la prospettiva del post-EXPO. L’EXPO sarà una grande occasione per presentarci, per mostrare ancora una volta quello che è il nostro modo di operare e illustrare il nostro sistema di sostenibilità. Ma è anche il luogo ideale in cui affermare fino in fondo la nostra visione di sostenibilità per il futuro e, quindi, in cui chiedere supporto alle istituzioni e ai governi.

La Carta di Milano non sarà strettamente un documento politico, sarà un documento di indirizzo culturale e in questo senso dovrà essere molto forte e netta per poter poi dare anche ai politici degli ancoraggi per scelte diverse, un po’ più coraggiose in futuro. Noi dovremmo indicare quanto sia necessario compiere scelte rigorose, rispettose innanzitutto degli studi delle ricerche, delle analisi, dei dati di realtà e non basate solo sull’emotività o sulle pressioni di questa o quella lobby momentanea.

Ma insieme a questo presentare anche un quadro che possa davvero indicare la strada per nutrire il nostro pianeta, facendolo però bene, in maniera equilibrata, in maniera sostenibile, rispettando tutti i popoli e la loro possibilità di accesso a tutte le tipologie di cibo – come da noi, in maniera equilibrata e saggia. Questo sia uno degli elementi cruciali di EXPO 2015 per uscire senza slogan che possano poi rivelarsi sterili, contribuendo invece in maniera seria, corposa e intelligente a una uscita che possa in qualche modo aiutare tutti quanti noi nel lavoro che dobbiamo compiere, nelle scelte che la politica a livello italiano, a livello europeo, a livello globale dovrà compiere nei prossimi anni per garantire la possibilità di accesso alle risorse in maniera equa e in maniera corretta a tutti i popoli.

Grazie davvero per il lavoro fatto.