Valorizzare gli scarti di produzione, con il biogas

La tutela dell’ambiente è uno degli argomenti che maggiormente interessano il settore zootecnico. Ad avere raccolto questa sfida c’è sicuramente il comparto dell’allevamento bovino. Che, più di altri, è riuscito a valorizzare i sottoprodotti e gli scarti della sua produzione, riducendo così le sue emissioni di gas serra. I liquami reflui zootecnici e i residui di macellazione, ad esempio, vengono utilizzati per la produzione di biogas, e quindi di energie rinnovabili termica ed elettrica.

Come si crea il biogas

La digestione anaerobica è un processo biologico di trasformazione della sostanza organica che consente la produzione di biogas. Questo, costituito principalmente da metano e anidride carbonica, viene sviluppato da batteri che operano in condizioni di assenza di ossigeno. Tale processo consente un recupero di grandi quantità di scarti che, altrimenti, andrebbero smaltiti con aggravi sia ambientali che economici. L’energia termica che si ottiene viene interamente utilizzata per gli stessi digestori, per produrre elettricità e per la produzione di acqua calda destinato al recupero interno. In termini ambientali, ciò significa svariate migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio risparmiate ed altrettante tonnellate di CO2 che si evita ogni anno di rilasciare in atmosfera.

Non si sottraggono risorse all’alimentazione umana

E’ importante precisare che le aziende zootecniche sfruttano questa tecnologia al solo fine di recuperare i propri scarti di lavorazione e aumentare l’efficienza energetica dei propri stabilimenti. Non vengono quindi utilizzate altre tipologie di biomasse, quali ad esempio le farine di cereali in particolare il mais, in conflitto con il settore alimentare o mangimistico. L’uso a fini energetici di matrici alimentari potrebbe infatti determinare difficoltà di approvvigionamento nelle filiere principali e distorsioni di mercato.

Dal biogas: fertilizzanti, energia elettrica e termica

Le matrici di partenza vengono portate allo stato liquido, triturate e introdotte nell’impianto. Nella prima fase del processo vengono miscelate e riscaldate a circa 37°C per creare l’ambiente ottimale alla crescita della cosiddetta flora microbica metanigena. Successivamente avviene la vera e propria digestione biologica, che comporta un tempo di permanenza della biomassa nell’impianto di circa 30 giorni.

Dal processo di digestione anearobica si ottengono: biogas, che dopo essere stato recuperato viene purificato e usato per la produzione di energia elettrica; il digestato, residuo del processo di digestione e ottima sostanza organica che permette il ridotto uso di fertilizzanti chimici in agricoltura; energia termica (calore), utilizzata sia per i fabbisogni produttivi dello stabilimento che per essiccare il digestato stesso.

L’Italia è il terzo produttore al mondo di biogas, dopo Germania e Cina

Il biogas costituisce un’importante tecnologia per il miglioramento della sostenibilità ambientale, sia in agricoltura che nell’industria agroalimentare. Esso però deve essere rivolto a un’effettiva attività di recupero di scarti non valorizzabili diversamente. L’Italia è attualmente il terzo produttore di biogas al mondo, dopo Germania e Cina. Il contributo principale alla produzione di quest’energia pulita arriva proprio dal settore zootecnico. Nella produzione di biogas, in ambito agricolo, solo negli ultimi 5 anni sono stati investiti oltre 4,5 miliardi di euro, che hanno creato al contempo 12.000 nuovi posti di lavoro stabili e altamente qualificati. Ad oggi, circa 1300 impianti, per una potenza installata di 1000 MWe, producono 7.400 GWh di energia elettrica.