Sono 50 anni che il pollo non è allevato in gabbia

Sono quasi 50 anni, dai primi anni ‘60, che non esiste l’allevamento “in batteria” di pollo da carne. E per avere conferma di ciò, è sufficiente visitare uno degli oltre 4.000 allevamenti italiani, dove tutti i polli, tacchini e altri avicoli da carne non sono allevati in gabbia, bensì a terra, liberi di razzolare in ambienti spaziosi e luminosi, muovendosi su strati di paglia o truciolati di legno assorbenti e igienici. In alcuni casi ci sono anche allevamenti all’aperto.

Questo pregiudizio del pollo che viene allevato chiuso in gabbie (comune ancora oggi a ben 8 italiani su 10) è dovuto principalmente ai retaggi del passato e a una erronea confusione tra l’allevamento dei polli da carne e quello, ancor oggi molto diffuso, delle galline ovaiole, dove gli animali vengono allevati non più in batterie, ma in gabbie modificate secondo la più recente normativa comunitaria sul benessere animale, così da garantire agli animali agio e salute, unitamente all’igiene delle uova prodotte.

Accanto a normative orizzontali, che garantiscono il benessere di qualsiasi specie animale nelle fasi di allevamento, trasporto e macellazione, sono in vigore anche numerose normative verticali, che stabiliscono i requisiti di benessere nell’allevamento di ogni singola specie, tra cui le galline ovaiole o i polli da carne.

L’impegno del settore avicolo nel garantire una omogenea e ottimale applicazione di queste normative sul territorio nazionale ha dato luogo a importanti iniziative, come la stesura del manuale di “Procedure operative per la protezione degli avicoli durante il trasporto”, in collaborazione con la Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva e con l’approvazione del Ministero della Salute. In via di approvazione con il medesimo Ministero è, invece, il manuale di “Corretta prassi operativa per gli incubatoi avicoli”. Infine, il settore avicolo (Unaitalia) si è fatto promotore di numerosi corsi di formazione in materia di benessere animale per gli allevatori su tutto il territorio nazionale, arrivando alla formazione di oltre 1500 allevatori.

Ormai tutti i polli da carne vengono allevati a terra e a sessi separati in appositi capannoni, dove la densità viene solitamente mantenuta attorno ai 30-33 kg di peso vivo per metro quadro (che corrispondono ad un massimo di circa 12 polli, considerando un peso medio alla macellazione di 2,5 kg). L’allevamento a terra è, tra l’altro, la scelta da preferire considerando le positive ricadute sulle caratteristiche organolettiche delle carni, che risultano in questo modo molto più gradite ai consumatori.

Le attuali disposizioni di legge in Italia (D.Lgs. 27.09.2010 n. 181) prevedono che sia il proprietario, sia il detentore siano responsabili del benessere degli animali e dell’applicazione delle misure previste. Tale norma prevede densità massime di allevamento pari a 33 e 39 kg/m2 in funzione delle condizioni ambientali degli allevamenti.

Solo tre italiani su 10 sanno che il 99% del pollo che consumiamo in Italia è allevato nel nostro Paese e che basterebbe leggere l’etichetta per verificarlo. Allo stesso modo, oltre l’80% degli italiani ignora che l’allevamento dei polli da carne avvenga a terra e non in gabbia. Per informare correttamente i consumatori, Unaitalia ha lanciato il blog vivailpollo.it, uno spazio con risposte anche a dubbi e curiosità.

Redazione Carni Sostenibili