Sicurezza alimentare: in Europa è una priorità


La qualità e la sicurezza degli alimenti, nell’Unione europea, sono una priorità tale da potere considerare i Regolamenti sulla sicurezza alimentare fra i suoi capisaldi normativi. Fra tutti i sistemi di controllo attivati negli ultimi decenni, spiccano quelli legati alla tracciabilità delle carni e all’etichettatura dei prodotti. Tanto che recentemente l’UE ha deciso che bisogna mettere sulle etichette di tutte le carni (non solo quelle bovine) l’origine.

La strategia europea, come ben spiegato in un rapporto del 2013 di Sprim Italia, “Il ruolo della carne in un’alimentazione equilibrata e sostenibile”, è quella di prevenire e limitare qualsiasi contaminazione dei prodotti alimentari da sostanze presenti nell’ambiente o dovuta ad attività umane (azioni preventive), e creare una rete di controlli che monitori in modo costante la presenza negli alimenti di residui di sostanze che potrebbero essere dannose per la salute pubblica (azioni di controllo).

Fra le azioni preventive rientra un piano di autocontrollo da parte di tutti gli operatori del settore alimentare, attuato con l’applicazione del sistema HACCP (Analisi dei pericoli e punti critici di controllo). Questo, in particolare, mira a prevenire la presenza nei cibi di sostanze potenzialmente dannose per l’organismo umano, passando da un controllo a valle dei cibi che finiscono sulle nostre tavole ad un controllo in ogni fase della loro produzione.

Ciò che è forse più interessante, però, è la messa al bando dell’utilizzo di antibiotici e ormoni, se non per motivi terapeutici. Una scelta che, già da diversi anni, oltre a rappresentare l’approccio preventivo adottato dall’Unione europea in materia di sicurezza alimentare, sfata i miti per cui gli animali destinati alla produzione di carne siano “gonfiati” appunto con ormoni e antibiotici.

A chi diffonde questo tipo di (dis)informazioni, spesso per meri motivi ideologici, andrebbe infatti detto che in Europa l’impiego di antibiotici nel settore veterinario è limitato alla terapia e alla profilassi di alcune malattie infettive degli animali, e che ne è quindi vietata la somministrazione come promozione della crescita, come poteva invece avvenire prima del 2006.

Anche la somministrazione di ormoni ad animali le cui carni o prodotti siano destinati al consumo umano sono strettamente limitati dall’Ue ad alcuni trattamenti terapeutici e zootecnici, già dal lontano 1981. Qualsiasi altra somministrazione, come quella volta a stimolare la crescita, è assolutamente vietata – cosa che in paesi come Usa e Canada è invece tuttora consentita, tanto da portare l’Ue a vietare (dal 1988) l’importazione da Oltreoceano di carni bovine trattate con determinati ormoni della crescita.

Per quanto riguarda le misure di controllo, già otto anni fa sono stati definiti dei limiti di accettabilità di contaminanti negli alimenti quali nitrati, micotossine, metalli pesanti e diossine. Allo stesso tempo, si sono incaricati degli organismi di ricerca di fare una costante analisi scientifica dell’impatto che i contaminanti noti possono avere sulla salute umana, e sulla potenziale tossicità delle nuove sostanze usate in agricoltura. Da sei anni, inoltre, sono stati adottati tre Regolamenti (149, 260 e 839 del 2008) relativi ai limiti massimi di residui di antiparassitari (LMR) nei prodotti alimentari, per l’impiego di fitofarmaci sulle colture destinate all’alimentazione animale.

L’attendibilità di questi limiti è verificata dall’EFSA (European Food Safety Authority), organismo indipendente che offre una consulenza scientifica su tutte le questioni che influiscono sulla sicurezza alimentare: non un controllore, quindi, ma un’agenzia che fa una valutazione del rischio, e ci dice se una sostanza è pericolosa oppure no.

In Italia, invece, il Ministero della Salute emana annualmente il Piano Nazionale per la Ricerca dei residui (PNR), in cui sono riportati i risultati delle analisi inerenti la presenza di residui di sostanze tossiche negli alimenti. Secondo la Relazione finale del PNR del 2012 relativa all’anno precedente, i risultati del piano di monitoraggio hanno evidenziato che ben il 99,81% dei campioni era conforme alla normativa prevista dai regolamenti europei.

Quali conclusioni possiamo trarre da tutto ciò? Che al di là delle bufale che circolano in Rete e ai finti “scoop” di alcuni giornali, oggigiorno quando si vuole mangiare qualcosa, compresa la carne, in Europa e ancor più in Italia si può decisamente stare tranquilli. L’importante, come sempre, è mantenere una certa moderazione. Perché spesso, come ben sappiamo, è la quantità che fa il veleno.

Agostino Macrì

Fonte: La Stampa