Scienza vs veg-propaganda, ne parliamo con Luca Avoledo

Recentemente è uscito un libro molto interessante e, vista la moda mediatica di attaccare la produzione e il consumo di carne, parecchio controcorrente. Si tratta di “No Vegan”, libro oltre le mode e al di là dei “si dice” scritto in maniera chiara e precisa dal dottor Luca Avoledo. Che, in questo libro, si pone alcune domande tutt’altro che banali. “Grazie a No Vegan scoprirete quello che nessuno vi ha ancora detto e avrete la risposta a ogni domanda sulla dieta vegana”, promette il nutrizionista sul sito di approfondimento dedicato al libro stesso. Ne abbiamo selezionate alcune e gliele abbiamo fatte per voi.

Dottore, è davvero in atto una rivoluzione vegan?

A un osservatore distratto, potrebbe sembrare. In effetti, sull’alimentazione vegana c’è oggi un’attenzione molto alta, da parte di media e consumatori. E’ però enormemente maggiore la curiosità rispetto alla partecipazione. E’ sicuramente vero che il numero di vegetariani e vegani nel mondo è, per una serie di ragioni che approfondisco nel libro, complessivamente aumentato negli ultimi anni. Ma stiamo parlando di percentuali davvero marginali: in Italia, solo 3 persone su 100 sono vegane (o, più correttamente, si dichiarano tali). Se si pensa che il movimento vegan è nato ormai oltre 70 anni fa, chiunque potrà farsi un’idea di quanto siamo lontani dal concetto di “rivoluzione.”

Può darsi che coloro che si avvicinano alla dieta vegana e provano ad adottarla non siano nemmeno pochi, ma gli abbandoni sono così numerosi e rapidi che, nel tempo, non si assiste a una crescita stabile del fenomeno: un’indagine condotta negli Stati Uniti ha scoperto che ben 7 vegani su 10 ritornano a consumare alimenti di origine animale e molti di loro lo fanno addirittura entro il primo anno. Una dimostrazione implicita, tra l’altro, di quanto poco questo regime alimentare sia facile, naturale e fisiologico.

Dove finisce la scienza e inizia la veg-propaganda?

Questo è proprio uno dei temi centrali di “No Vegan”. I supporter della dieta vegana vogliono in genere far credere che esistano prove scientifiche inoppugnabili della superiorità nutrizionale e salutistica dell’alimentazione totalmente priva di carne, pesce, uova, prodotti lattiero-caseari, insomma di tutti i cibi animali. In realtà, si tratta per larga parte di un’opera di distorsione e manipolazione delle informazioni, compiuta, appunto, a fini propagandistici, per promuovere e diffondere con ogni mezzo quella che costituisce una vera e propria ideologia.

Nel libro, riporto ben 40 pagine di ricerche scientifiche che attestano come stanno davvero le cose e come per la salute dell’uomo sia preferibile una dieta che, accanto agli alimenti vegetali, preveda il consumo bilanciato di cibi animali. Non c’è, d’altronde, una sola istituzione sanitaria al mondo, a partire dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che inviti la popolazione a eliminare la carne dalla dieta e, men che meno, tutti i cibi animali. Questo perché non è materia di discussione quanto questi alimenti siano preziosi per la salute, ancor più in determinate fasi della vita come, in primo luogo, gravidanza, allattamento e infanzia, ma anche la senescenza.

Perché i prodotti veg costano così tanto?

I prodotti vegetali semplici e non trasformati – verdura, frutta, cereali, legumi ecc. – hanno, come è noto anche ai non vegani, costi accessibili. Ma quando ci si riferisca a prodotti industriali, surrogati vegetali di cibi animali, quando non addirittura vere e proprie loro imitazioni (“hamburger” e “affettati” vegetali, “spezzatino” di soia e tutta una vasta serie di analoghe preparazioni simil-carnee), i prezzi tendono a lievitare, a volte in maniera significativa.

Le aziende alimentari ovviamente sfruttano la percezione di maggior salubrità che questi prodotti inducono nel consumatore. Il problema è che spesso sono cibi meno sani, meno buoni e meno naturali di quelli che vorrebbero sostituire. E’ una tendenza in atto in qualunque settore merceologico, persino nell’ambito del “non food”. Basta aggiungere la parola “vegan”, corredare la confezione di una fogliolina verde stilizzata o qualche altro simile artificio e si riesce a vendere un prodotto a prezzi sapientemente maggiorati, che si tratti di un materasso, di un vestito o di qualsiasi altro bene. Con buona pace di chi parla in maniera ossessiva di “business della carne”.

L’alimentazione 100% vegetale è adatta ai bambini?

Se accuratamente impostata e monitorata da un esperto, scrupolosamente seguita e artificialmente supplementata grazie a integratori alimentari di quei nutrienti che i vegetali non sono in grado di assicurare, o perlomeno non nelle quantità adeguate a ogni fase della vita (vitamina B12, vitamina D, calcio, zinco, ferro, omega 3 a lunga catena ecc.), la dieta vegana può anche essere fatta seguire ai bambini.

Ma da qui a dire che sia l’alimentazione più adatta per un organismo in crescita ce ne corre. Non è un caso che la già citata OMS, ma anche, per restare dalle nostre parti, la SIP, la Società Italiana di Pediatria, consiglino espressamente nelle prime fasi della vita un’alimentazione che includa anche le proteine animali e ben si guardano dall’esortare a nutrire i bambini con una dieta 100% vegetale. Non c’è il benché minimo motivo medico, salutistico o nutrizionale per imporre a un bambino l’alimentazione vegana, bensì solo ragioni etiche, per giunta dei genitori.

 

Redazione Carni Sostenibili