Salumi italiani e Brexit, una breve analisi

L’esito del referendum Brexit è preoccupante: è vero che l’uscita del Regno Unito non accadrà domani, ma sicuramente questa situazione genera e genererà un periodo di incertezza in Europa (con maggiori conseguenze per i Paesi che, come il nostro, sono maggiormente esposti). Infatti, al di là delle difficili trattative UE-UK, non è improbabile un nuovo referendum scozzese che potrebbe innescare ulteriori processi di disgregazione (Catalonia, Pais Basco), ma anche tensioni in Belgio o Nord Irlanda.

Come noto, per il settore dei salumi l’UE rappresenta l’82% delle nostre esportazioni: una situazione di tensione in un mercato così importante non è positiva. (Clicca sulla foto per ingrandirla)

Dove vengono esportati i salumi italiani

Parlando poi nello specifico del Regno Unito, ricordo che si tratta del terzo mercato mondiale per i salumi (dopo Germania e Francia e prima degli Stati Uniti): è evidente che il timore di tutti noi è la creazione, al termine del processo di uscita dall’UE, di barriere tariffarie e non tariffarie che ci potrebbero penalizzare in maniera non marginale. (Clicca sulla foto per ingrandirla)

Crescita export salumi italiani verso UK

Nel breve periodo, cioè nei due anni abbondanti che passeranno tra oggi e l’uscita effettiva, il crollo della sterlina è un fattore che incide negativamente sui conti economici delle imprese esportatrici.

La speranza è che questa crisi spinga gli altri Stati e l’Unione europea a cambiare passo, mettendo in campo politiche più favorevoli alla crescita o, meglio, al definitivo superamento della crisi economica che è ormai quasi una crisi decennale.

Aldo Radice – Condirettore ASSICA