Ricerca Nomisma: ottimi risultati dell’avicoltura italiana

Benessere degli animali, sostenibilità ambientale, sicurezza per i consumatori. Sono i punti di forza dell’allevamento avicolo che emergono dall’analisi condotta da Nomisma (società bolognese di studi economici) per Unaitalia, l’associazione che rappresenta gran parte di questo settore della nostra zootecnia. Partiamo dal benessere animale, che inizia negli allevamenti, dove esiste persino un responsabile che se ne occupa, prosegue durante il trasporto degli animali e arriva fino all’abbattimento. Sul fronte ambientale le carni avicole possono vantare i vantaggi della loro efficienza nella trasformazione degli alimenti in carni. Ne deriva un minore consumo di acqua e più basse emissioni rispetto ad altre produzioni animali.

Sul fronte della sicurezza alimentare si va oltre i dettami dei regolamenti comunitari. Nelle aziende è infatti diffusa l’adozione di certificazioni volontarie e già dal 2004 è in atto un sistema di etichettatura delle carni, oggi regolamentato a livello comunitario. Rispetto a quest’ultimo, però, l’etichettatura volontaria prevede informazioni specifiche sull’alimentazione degli animali, sul sistema di allevamento, sulle misure che vanno oltre le imposizioni di legge in tema di benessere animale.

Importante è poi l’attenzione sull’impiego di antibiotici, che oggi preoccupano per l’accrescersi dei fenomeni di antibiotico resistenza. Su questo argomento si ricordano i buoni risultati del “Piano nazionale per l’uso responsabile del farmaco e la lotta all’antibiotico-resistenza”, che Unaitalia ha predisposto in collaborazione con la Società italiana di patologia aviare. L’obiettivo del “Piano” era ridurre del 40% l’impiego di antibiotici entro il 2018. Un risultato raggiunto già oggi.

C’è inoltre il capitolo sicurezza, che vede l’Italia in una posizione di avanguardia. Questo grazie all’istituzione dell’anagrafe avicola (unico esempio nella Ue), che raccoglie le principali informazioni su tutte le fasi dell’allevamento sino al macello. Una rete di raccolta dati che si completa con le misure obbligatorie di biosicurezza in vigore da oltre dieci anni.  Il tutto sotto il controllo dei servizi veterinari delle Asl: un sistema la cui efficacia è confermata dall’interesse degli altri Paesi per il “modello” italiano. Per di più il comparto avicolo può vantare, unico esempio fra le carni italiane, l’autosufficienza produttiva, requisito indispensabile per una filiera tutta “made in Italy”.

Come si è arrivati a questi traguardi? Gran parte del merito va all’organizzazione della filiera, strutturata in rapporti contrattuali (soccida) fra produttori avicoli e imprese industriali, come le aziende di trasformazione o di produzione di mangimi. Una formula che ha premiato anche la parte allevatoriale, che può lavorare avendo riferimenti economici precisi, che la mettono al riparo dalle oscillazioni di mercato.

Non sono mancati tuttavia i problemi, tanto che nel solo triennio 2010-2013 il numero di allevamenti è calato del 22%. Una chiusura che ha riguardato in particolare le strutture di minori dimensioni. In compenso è aumentato il numero degli allevamenti più grandi. La produzione ha continuato così il suo trend di crescita, superando nel 2015 quota 1,3 milioni di tonnellate, il 3,6% in più rispetto all’anno precedente.

Oggi gli allevamenti in attività sono oltre 18mila e impegnano circa 38mila persone, mentre altre 25mila trovano occupazione nelle 1600 imprese di trasformazione. Il fatturato del settore nel 2015 ha raggiunto i 4,2 miliardi di euro, che equivalgono all’8,5% del valore dell’intera produzione agricola, un terzo del valore della filiera delle carni nel suo insieme. Il tutto concentrato in tre regioni: Emilia Romagna, Veneto e Lombardia. Concentrazione che, limitando i trasporti, ha effetti positivi sul fronte ambientale.

Dunque l’avicoltura “tiene”, e il merito è del buon andamento dei consumi, che contrariamente a quanto avvenuto per le carni in genere ha visto nel 2014 il consumo pro-capite salire a 19,5 kg contro i 18,6 kg consumati nel 2009. Consumi che per oltre il 60% premiano il prodotto porzionato e in misura rilevante quello ad alto contenuto di servizio, come i pronti a cuocere, prossimi a raggiungere un terzo del totale. A dispetto del prezzo più elevato.

 

Angelo Gamberini

Angelo Gamberini è giornalista professionista e medico veterinario, autore di libri sull’allevamento degli animali, impegnato nella divulgazione dei temi tecnici, politici ed economici di interesse per il mondo degli allevamenti.