Raddoppiare il consumo di grassi saturi non fa male, quello di carboidrati sì

I famigerati grassi saturi (contenuti ad esempio in burro, cioccolato, carne grassa, insaccati) potrebbero essere meno cattivi di quanto si creda: a riabilitarli uno studio sulla rivista PlosOne che mostra che raddoppiare o anche quasi triplicarne il consumo – riducendo contemporaneamente quello di carboidrati – non porta ad un aumento delle concentrazioni di grassi nel sangue. Viceversa, aumentare il consumo di carboidrati a scapito dei grassi fa salire progressivamente la concentrazione nel sangue di un grasso cattivo, l’acido palmitoleico, associato a rischio diabete e cardiovascolare.

Il lavoro è di Jeff Volek della Ohio State University che afferma: ”Questi risultati mettono in discussione la saggezza tradizionale che ha sempre teso a demonizzare i grassi saturi e aumenta la conoscenza dei motivi per cui in realtà la presenza di questi grassi nella dieta non risulta legata a malattie”.

Gli esperti hanno coinvolto 18 soggetti a rischio e li hanno sottoposti a cicli di diete ciascuna di tre settimane e tutte con un apporto calorico intorno alle 2500 calorie. A parità di proteine nelle diete somministrate, quella iniziale conteneva 47 grammi di  carboidrati e 84 grammi di grassi saturi al giorno, quella finale 346 grammi di carboidrati e appena 32 grammi giornalieri di grassi saturi.

Ebbene è emerso che quando i soggetti seguivano la dieta low-fat e con molti carboidrati, nel loro sangue salivano ‘pericolosamente’ i livelli del grasso cattivo acido palmitoleico e aumentavano i segni di rischio diabete e cardiovascolare. Quando invece seguivano la dieta low-carb e high-fat, quindi pochi carboidrati e molti grassi, il contenuto totale di grassi saturi nel sangue diminuiva e il quadro clinico dei pazienti migliorava.

Il segreto dei grassi saturi è che, se si mangiano pochi zuccheri, il corpo li brucia per ottenere energia; viceversa un eccessivo consumo di zuccheri porta a deposito di grassi, specie quelli nocivi come l’acido palmitoleico.

Fonte: ANSA

Qui lo studio citato nell’articolo