Qual è il cibo perfetto?

Esiste un cibo “ecologicamente più corretto” di un altro? Esiste la dieta perfetta, buona per la salute, per l’ambiente e buona anche “da mangiare”? Come si calcola l’impatto ambientale della produzione e del consumo di cibo? Cosa significa sostenibilità per un’azienda che produce cibo? E cosa invece per chi lo consuma? Molti di noi si fanno queste domande quasi ogni giorno e il confronto sempre più spesso avviene non nel merito delle evidenze, dei dati ma, come due opposte tifoserie, a suon di slogan, cori e striscioni.

Questo è il tema di un libro pubblicato recentemente da Edizioni Ambiente, “Il cibo perfetto – Aziende, consumatori e impatto ambientale del cibo”, di Massimo Marino e Carlo Alberto Pratesi, 20 euro. Un libro nel quale uno specialista di valutazione del ciclo di vita dei prodotti e un esperto di marketing uniscono le forze per ristabilire un piano di confronto chiaro e scientificamente fondato.

Il cibo perfetto ci racconta che non esistono ricette facili, e ogni scelta ha conseguenze complesse con vantaggi e controindicazioni, tanto per noi quanto per l’ambiente.

Il titolo scelto dai due coraggiosi autori è contemporaneamente provocatorio ed ironico. Provocatorio perché per la prima volta porta più dubbi che certezze, ironico perché dimostra come non vi sia un modo giusto ed uno sbagliato.

Questo vale in molti ambiti, ma probabilmente nel settore del cibo vale ancora di più, sia perché il primo valore del cibo è quello di nutrire in modo salutare le persone, sia perché bisogna ricordare che la produzione di cibo è frutto di un sistema estremamente articolato che, ad esempio, deve trovare l’equilibrio tra agricoltura e zootecnia. Impossibile pensare di produrre latte senza produrre anche la carne.

È anche importante contestualizzare ogni tipo di considerazione: il latte a km 0, ad esempio, è una ovvietà in un paese di montagna ma è assurdo nel centro di una grande metropoli.

La conclusione è che probabilmente nel confronto “artigianale vs. industriale” la soluzione più sostenibile è quella che si trova in prodotti con valori di sostenibilità dichiarati e sistemi di controllo efficaci, cosa che in molti casi le filiere agroalimentari italiane possono garantire.

Fonte: La Stampa