Produzione di biogas? Sì, ma solo dagli scarti

I liquami reflui zootecnici e gli scarti di macellazione vengono sempre più spesso utilizzati per la produzione di biogas e, quindi, di energia termica ed elettrica. Le aziende agricole più avanzate, sfruttano infatti i reflui zootecnici per produrre più o meno importanti quantità di KWh elettrici e termici. Tutto viene riutilizzato, compreso il digestato solido. Ciò avviene grazie ad impianti di digestione anaerobica di biomasse, ossia impianti in cui si realizza appunto la co-digestione anaerobica di fanghi di depurazione, rumine e sangue. Il biogas prodotto fa funzionare un gruppo di cogenerazione costituito da un motore endotermico ad altissima efficienza di trasformazione.

In particolare l’energia termica viene interamente utilizzata per gli stessi digestori (che nelle varianti più efficienti lavorano a una temperatura costante di 40°) e per la produzione di acqua calda nello stabilimento da cui provengono i fanghi. Non solo. Essi sono utilizzati anche in una macchina disidratatrice, che in questo modo tratta il digestato solido a costo termico nullo e rende il prodotto finale idoneo all’utilizzo in agricoltura. In questo modo, in sostanza, si riducono di molto i materiali destinati allo smaltimento, attraverso l’implementazione di un processo virtuoso che porta al loro reimpiego. In termini ambientali, questo tipo di progetti valgono generalmente alcune migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio e di CO2 rilasciata in atmosfera evitate ogni anno.

È importante precisare che le aziende zootecniche sfruttano questa tecnologia al solo fine di recuperare i propri scarti di lavorazione ed aumentare l’efficienza energetica dei propri stabilimenti. Non vengono quindi utilizzate altre tipologie di biomasse, quali ad esempio le farine di cereali, in conflitto con il settore alimentare o mangimistico. L’uso a fini energetici di matrici alimentari potrebbe infatti determinare difficoltà di approvvigionamento nelle filiere principali e distorsioni di mercato.