Piramidi e clessidre: è bene conoscere, per fare scelte consapevoli

È ormai noto come le scelte alimentari possano influire, oltre che sulla salute delle persone, anche sull’impatto che ogni individuo ha sull’ambiente. Se si prende in considerazione uno degli indicatori più utilizzati, la CO2, si può facilmente calcolare come l’impatto associato al cibo consumato da una persona sia mediamente di 1 tonnellata di CO2 equivalente all’anno.

Confrontando però l’impatto delle scelte alimentari con quello di altre abitudini legate allo stile di vita (come del resto abbiamo già fatto in precedenza), emerge come l’alimentazione può non essere l’aspetto più importante, anzi. Molti comportamenti individuali, come ad esempio la mobilità (come la scelta dell’automobile o del mezzo di trasporto per gli spostamenti tra una città ed un’altra), possono essere altrettanto se non più rilevanti sugli impatti che un individuo genera sull’ambiente.

Nel tempo sono nate diverse rappresentazioni per mettere in relazione dieta e impatti ambientali: in Italia i più noti sono la Doppia Piramide della Fondazione BCFN e la Clessidra Ambientale promossa da Coop nel 2013 e recentemente rilanciata dalle principali associazioni di categoria dei produttori di carni e salumi.

I due modelli forniscono in entrambi i casi informazioni corrette. La doppia piramide rappresenta in maniera efficace un concetto incontrovertibile: gli alimenti che stanno alla base della piramide alimentare hanno impatti ambientali più bassi di quelli che stanno al vertice. Graficamente si ottiene una piramide capovolta. Tuttavia, il confronto tra le due piramidi è improprio perché gli alimenti non sono consumati allo stesso modo e non hanno il medesimo valore nutrizionale.

Dal punto di vista dell’impatto complessivo, moltiplicare prodotti che hanno un valore basso in emissioni di CO2eq per una quantità settimanale elevata, come il caso di frutta e verdura, equivale a moltiplicare prodotti che hanno un alto valore di emissioni, come le carni, ma il cui consumo settimanale è ridotto. Cercando di rappresentare graficamente questo concetto, e quindi partendo dai reali consumi settimanali suggeriti da linee guida INRAN 2003, moltiplicando i dati medi di CO2eq per le categorie di prodotto (dati Doppia Piramide 2012), si ottiene l’immagine di una clessidra dove base e vertice hanno impatti molto simili tra loro.

Entrambe le iniziative hanno il grande pregio di essere scientificamente robuste e di fornire, pur con punti di vista diversi, un contributo alla conoscenza di queste tematiche, senza radicalizzare il confronto.

Ancora una volta, quindi, è bene conoscere per poter fare scelte consapevoli.

Claudio Mazzini

Fonte: La Stampa