OGM, sì o no?

Uno degli aspetti più controversi e ricorrenti è certamente quello sugli OGM (Organismi Geneticamente Modificati). Questi finiscono spesso sul banco degli imputati con l’accusa di rappresentare un pericolo per la salute umana e dell’ambiente e, ancor di più, di rappresentare il simbolo stesso di un modello agroalimentare fortemente meccanizzato e incentrato sulle monoculture.

Sebbene ci siano molti lavori e molti punti di vista sul tema, non sempre scientificamente attendibili, quello degli OGM rimane un tema delicato che non manca di scatenare diatribe tra sostenitori e detrattori di questa forma di innovazione. Qui di seguito si è cercato di sintetizzare i punti fondamentali del dibattito, partendo dalla definizione stessa di OGM.

Il termine “Organismo Geneticamente Modificato”, secondo la Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee, fa riferimento a qualsiasi “organismo il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale”. In verità il miglioramento o la modifica delle caratteristiche genetiche di un animale o di una specie vegetale sono conosciute da sempre.

Per questo è bene chiarire che le tecniche OGM “sotto processo” sono quelle che si sono sviluppate negli ultimi 40 anni e che permettono di modificare “in laboratorio” alcune caratteristiche della specie vivente: per esempio, è possibile incrementare la resistenza di una pianta a pesticidi o a determinati parassiti, migliorarne il profilo nutrizionale o la capacità di adattarsi a condizioni climatiche avverse (aumentandone per esempio la resistenza in caso di siccità).

Da tempo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha affermato che gli OGM attualmente in commercio non presentano un rischio per la salute umana. Ciononostante, il loro utilizzo in ambito agroalimentare è osteggiato da una parte considerevole dell’opinione pubblica, soprattutto perché a fronte di possibili rischi le persone non percepiscono alcun vantaggio diretto dall’introduzione di questa nuova tecnologia.

Per aiutare il consumatore medio a destreggiarsi tra evidenze scientifiche, luoghi comuni, ideologie, la FAO mette a disposizione una sintesi comprensibile delle potenziali ricadute positive e negative delle coltivazioni OGM, con una breve analisi della loro verificabilità. In Italia altri contributi interessanti al dibattito sul tema provengono dai lavori della Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition che dal 2010 ha pubblicato una serie di report miranti ad approfondire la questione delle biotecnologie, cercando di identificare quali sono i punti di maggiore contrasto sul tema degli organismi geneticamente modificati.

Tra i temi rilevanti ci sono certamente quello ambientale e quello etico. Per quanto riguarda l’ambiente, tra gli aspetti che suscitano più attenzione c’è quello della semplificazione colturale, cui si lega inevitabilmente il rischio di una possibile riduzione della biodiversità. Questa preoccupazione è inoltre aggravata dalla scarsa conoscenza di quanto queste specie possano essere invasive rispetto a quelle tradizionali, cosa che potrebbe portare al disturbo degli ecosistemi nelle zone circostanti a quelle in cui questi vengano introdotti.

Sotto il profilo etico, invece, sorge il problema della brevettabilità delle sementi GM, e pertanto delle possibili ripercussioni economiche che lo sviluppo di un mercato oligopolistico in mano a poche compagnie potrebbe avere sui piccoli coltivatori.

Ma dove e perché si usano gli OGM? Le varietà di piante OGM oggi in commercio sono state create per ottenere la resistenza agli insetti parassiti (Bacillus thuringiensis, BT), la tolleranza agli erbicidi (Herbicide tolerant, HT) e la resistenza ai virus. Recentemente è stata autorizzata in Europa la coltivazione di una patata Amflora (EH 92-527-1) ad alto contenuto amilaceo per l’industria della carta, con l’obiettivo di aumentare il grado di produttività della filiera in oggetto.

Nel prossimo futuro, il principale motivo di commercializzazione resterà ancora prevalentemente legato alla resistenza a parassiti ed erbicidi, anche se è emersa da tempo l’esigenza di mettere a punto delle varietà vegetali capaci di adattarsi a condizioni ambientali e climatiche avverse: sono infatti stati avviati degli studi per sviluppare piante che possano adattarsi alla siccità o a variazioni significative di temperature, o che possano crescere in terreni ricchi di alcuni minerali o metalli.

Le principali coltivazioni OGM nel mondo sono la soia, il mais e il cotone.

 

Redazione Carni Sostenibili