Nuovi dati sulla sostenibilità del settore zootecnico

Nuovi dati pubblicati su Global Food Security indicano che gli animali consumano principalmente alimenti non adatti per il consumo umano e la produzione di carne richiede meno cereali rispetto a quanto si continui a pensare.

La sfida globale futura sarà riuscire ad alimentare in modo sostenibile una popolazione crescente. Dato che le popolazioni diventano sempre più ricche ed urbanizzate, la domanda di prodotti animali continua a salire. Sebbene continuino a migliorare i livelli di efficienza delle catene alimentari, il settore zootecnico è spesso considerato uno spreco di risorse; si pensa infatti che per produrre una quantità relativamente piccola di carne sia richiesta una grande quantità di mangime, che invece potrebbe essere utilizzato direttamente dagli esseri umani.

Una nuova peer-review ha invece evidenziato che il settore zootecnico è di fatto meno oneroso rispetto a quanto precedentemente riportato. Ma soprattutto alcuni sistemi di produzione contribuiscono direttamente alla sicurezza alimentare globale, perché producono, più di quanto consumano, nutrienti più preziosi per gli esseri umani, come per esempio le proteine.

“Sono un funzionario per la politica degli allevamenti e lavoro per la FAO. Spesso mi viene chiesto dalla stampa di riferire sugli impatti ambientali negativi del bestiame”, ha spiegato Anne Mottet, leader della ricerca: “Mi sono resa conto che le persone sono costantemente esposte a informazioni scorrette che vengono ripetute senza essere contestate, in particolare per quanto riguarda l’alimentazione degli animali. Attualmente non esistono database internazionali ufficiali e completi su cosa mangiano gli animali da reddito. Questo studio contribuisce a colmare questo gap e fornisce prove per informare meglio i responsabili politici e l’opinione pubblica”.

Sebbene continuino ad esserci miglioramenti in tutta la catena alimentare, la fame nel mondo ancora persiste. Solo nel 2015, erano 800 milioni le persone malnutrite. Gli alimenti a base di carne rappresentano un contributo vitale all’alimentazione mondiale, e sono un’ottima fonte di macro- e micronutrienti. La carne rappresenta il 18% delle calorie globali e il 25% del consumo di proteine globali, e fornisce micro-nutrienti essenziali, come la vitamina B12, il ferro e il calcio. Il bestiame utilizza grandi aree a pascolo dove non si può produrre altro. Gli animali contribuiscono anche alla produzione agricola, fornendo letame. Inoltre, l’allevamento fornisce una fonte sicura di reddito per le persone di molte zone rurali.

Nonostante tutti questi vantaggi, l’allevamento è spesso indicato come un sistema inefficiente perché gli animali consumano cibo che potenzialmente potrebbe essere consumato dall’uomo. Alcuni studi precedenti, spesso citati, indicano che per allevare un chilo di carne sono necessari tra i 6 e i 20 kg di grano. Ma la presente analisi ha permesso di rilevare che per produrre un chilo di carne sono necessari solo 3 kg di cereali. Inoltre mette in evidenza anche importanti differenze tra i sistemi di produzione e le specie.

Ad esempio, dato che vengono allevati in pascoli o alimentati con i foraggi, i bovini per produrre 1 kg di proteine presenti nel latte e nella carne consumano solo di 0,6 kg di proteine provenienti da fonti alimentari destinate all’uomo, che tuttavia sono di qualità inferiore a quelle prodotte. Inoltre, lo studio ha determinato che l’86% degli alimenti destinati agli animali, include residui e sottoprodotti non adatti al consumo umano. Lo studio anzi sottolinea che se questo tipo di sottoprodotti non venissero destinati al bestiame, potrebbero rapidamente diventare un onere ambientale in quanto la popolazione umana cresce e consuma sempre più cibo trasformato.

I ricercatori hanno inoltre analizzato l’uso del suolo e la gestione delle mandrie. “I media spesso sottolineano come le scelte dei consumatori possono contribuire ad uno sviluppo sostenibile: tra queste soluzioni viene indicata la dieta vegetariana. Ma di solito sono fornite informazioni erronee riguardo le esigenze di alimentazione degli animali”, ha osservato Mottet: “Sentiamo per esempio dire che per produrre 1 kg di carne bovina, c’è bisogno di grandi quantità di cereali. Ma se dobbiamo assicurare che la nostra alimentazione sia sostenibile, sia da un punto di vista sanitario che ambientale, l’opinione pubblica e i decisori hanno bisogno di informazioni precise”.

Come già detto, il settore dell’allevamento sta crescendo velocemente in quanto la domanda di prodotti animali è in aumento, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. La FAO stima che entro il 2050 ci sarà bisogno del 70% in più di prodotti animali. Pertanto, se non sarà possibile aumentare i rapporti di conversione dei mangimi (FCR) aumenterà l’area di terra necessaria al settore zootecnico. Negli ultimi 30 anni per aumentare il FCR sono stati fatti molti passi in avanti in termine di formulazione del mangime, selezione genetica e servizi veterinari; ma sono necessari ulteriori progressi per rendere il sistema più sostenibile. Inoltre, è essenziale migliorare il riciclaggio dei rifiuti e dei sottoprodotti alimentari nell’alimentazione degli animali e aumentare i rendimenti delle colture.

“La produzione animale, nelle sue molteplici forme, svolge un ruolo fondamentale nel sistema alimentare, dato che utilizza terre marginali, trasforma i co-prodotti in beni commestibili, contribuisce alla produttività dei raccolti e trasforma le colture commestibili in alimenti ricchi di proteine altamente nutrienti.

Quantificare le risorse in termini di territorio e biomassa necessari all’allevamento del bestiame e alla produzione alimentare che ne consegue, ma anche migliorare la nostra capacità di modellazione – includendo le tendenze nelle preferenze dei consumatori, i cambiamenti di gusto in termini di tipologia di carne, gli impatti sul cambiamento climatico e i processi industriali per migliorare il consumo umano di alcuni alimenti – è probabilmente la base informativa necessaria da cui partire per stimolare ulteriori ricerche sulla sfida alimentare che ci vedrà tutti impegnati entro il 2050: alimentare 9,6 miliardi di persone“, ha concluso Mottet.

 

Fonte: Unaitalia.com