No, la dieta vegetariana non riduce le cause di mortalità

Non c’è nessuna evidenza per cui una dieta vegetariana, semi-vegetariana o pesco-vegetariana abbiano un effetto protettivo tale da ridurre le cause di mortalità. E’ quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Sidney e della Australian National University Seema Mihrshahi, Ding Ding, Joanne Gale, Margaret Allman-Farinelli, Emily Banks ed Adrian E. Bauman. Che, grazie alle informazioni raccolte attraverso un largo campione di persone, hanno potuto contribuire a sfatare non pochi miti tanto di moda in questo momento.

La dieta vegetariana e quella vegana sono viste oggi da alcuni come la soluzione ai nostri potenziali problemi di salute. Basta navigare pochi minuti sul Web per scoprire come centinaia di post e articoli facciano passare il messaggio che eliminare la carne sia la scelta migliore per la riduzione del diabete di tipo 2, l’ipertensione e l’obesità. Eppure non è così.

Lo rivela una ricerca australiana, per cui le prove raccolte fino ad oggi suggeriscono infatti che i vegetariani tendono ad avere tassi di mortalità più bassi rispetto ai non-vegetariani non per la loro alimentazione, bensì per il loro stile di vita nel suo complesso (più salutistico, meno sedentario). Si può così capire che se da una parte si tende a confondere gli effetti di un regime alimentare con quelli legato all’adozione di uno stile di vita sano, attribuendo erroneamente effetti protettivi per la salute all’eliminazione di carne e pesce, dall’altra si nota come ormai sembri più importante come si mangia di come si vive.

Lo studio in questione, intitolato “Vegetarian diet and all-cause mortality: Evidence from a large population-based Australian cohort – the 45 and Up Study.” ed eseguito da autori con alle spalle centinaia di pubblicazioni scientifiche, ha come scopo quello di valutare l’associazione tra le categorie di dieta vegetariana e la mortalità per tutte le cause possibili in un’ampia coorte basata sulla popolazione australiana. La ricerca ha infatti coinvolto ben 267,180 uomini e donne di età superiore ai 45 anni nello stato del New South Wales.

Le categorie, classificate appunto come vegetariani completi, semi-vegetariani (che mangiano carne al massimo una volta alla settimana), pesco-vegetariani e mangiatori di carne regolari, hanno coinvolto persone dell’età media di 62,3 anni, di cui il 46,7% uomini. La mortalità è stata determinata sulla base dei dati disponibili riferiti all’anno 2014.

La conclusione a cui sono arrivati i ricercatori è che non ci sono differenze significative di mortalità fra i vegetariani e gli onnivori, e neppure fra chi sceglie un regime pesco-vegetariano e chi mangia di tutto. Un risultato importante, soprattutto se si considera che arriva da un Paese, l’Australia, in cui si mangia molta più carne (spesso alla griglia) di quanto si faccia in Italia.

Insomma avere una dieta variegata, come quella mediterranea, non aumenta il tasso di mortalità, ma ci porta a vivere meglio e di più.

Redazione Carni Sostenibili