Meno allevamenti bovini in Italia. E non è un bene

All’appello mancano oltre 42mila allevamenti di bovini. Sono quelli che hanno chiuso i battenti negli ultimi dieci anni, come evidenziano le analisi di Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo. A cedere sotto la pressione di un mercato sempre più avaro sono gli allevamenti più piccoli e meno strutturati, ma il loro posto, a differenza di quanto avviene nell’allevamento da latte, non è rimpiazzato dal parallelo aumento delle dimensioni produttive degli allevamenti che restano in attività.

Si allarga così il deficit della bilancia commerciale, che per le carni bovine comporta un esborso di circa 2,5 miliardi di euro all’anno. Soldi spesi non solo per importare carni e preparazioni a base di carne, ma anche vitelli da avviare all’ingrasso nelle nostre stalle.

Più di uno i motivi di questa continua diminuzione dei nostri allevamenti di bovini. Da una parte il progressivo calo della domanda di carne, al quale non sono estranei i continui allarmi salutistici che mettono sul banco degli accusati, spesso ingiustamente, le carni rosse. Poi la crisi economica che ha portato il consumatore a preferire carni meno costose, come quelle avicole. I prezzi di mercato si sono comportati di conseguenza, con quotazioni a volte insufficienti a coprire i costi di produzione. Segnando così il destino di molti allevamenti.

Ma non si pensi che la chiusura delle stalle abbia solo una valenza economica, sebbene i numeri del settore siano di tutto rispetto, con una produzione di 3,4 miliardi di euro, pari al 6% dell’intera agricoltura. C’è un valore assai più importante sul fronte ambientale. L’allevamento del bovino da carne è in molti casi connesso alla valorizzazione di terreni marginali di collina e montagna, dove il pascolo è una delle poche attività economiche praticabili. E dove c’è un allevamento c’è cura e controllo del territorio. In sua assenza avanza il degrado.

Senza dimenticare gli aspetti salutistici. La produzione italiana di carne bovina copre meno del 60% del fabbisogno. Il resto è affidato alle importazioni. Tutte salubri e garantite, ovviamente. Ma quanto si produce in Italia può vantare i controlli di un servizio veterinario che dipende dal Ministero della Salute e che per efficienza e capillarità ha pochi eguali a livello internazionale. Un controllo che non trascura nessuna fase della filiera.

Angelo Gamberini

 
Angelo Gamberini è giornalista professionista e medico veterinario, autore di libri sull’allevamento degli animali, impegnato nella divulgazione dei temi tecnici, politici ed economici di interesse per il mondo degli allevamenti.

2 Risposte

  1. La carne non ha mai ucciso nessuno, anzi. E se lei gode quando decine di migliaia di persone rischiano di perdere il lavoro e intere comunità le loro tradizioni è un problema suo. Ognuno gode come crede. O come può.

  2. fabrizio

    Godo e poi e ora di finirla di sostenere questo cibo false storio solo per arricchire pochi e uccidere milioni di animali e persone