Mangimistica e mitigazione delle emissioni di gas serra

L’aumento della concentrazione di CO2 e di gas serra nell’atmosfera è la causa principale dei cambiamenti climatici in atto. Tale variazione nella composizione dell’atmosfera è correlata allo sviluppo delle attività antropiche sul pianeta negli ultimi 150 anni, ivi compresa le attività agricole e di allevamento, che nel tempo hanno aumentato l’emissione in atmosfera sia di CO2 sia di gas considerati ad impatto ancora più elevato nell’effetto serra quali il metano, il protossido di azoto e, indirettamente, l’ammoniaca.

Tutte le attività produttive sono chiamate a contribuire alla mitigazione delle emissioni di gas ad effetto climalterante (GHG). In particolare, nell’ambito del settore agricolo, le produzioni zootecniche contribuiscono per circa la metà delle emissioni complessive di GHG e per larga parte delle emissioni di un gas in particolare, il metano.

Tra le varie strategie di mitigazione che sono state proposte per il settore delle produzioni zootecniche, alcune interessano la produzione e l’utilizzo dei mangimi. In particolare, il contributo che la mangimistica può fornire alla mitigazione delle emissioni dei GHG può essere riassunto nelle seguenti azioni:

– Riduzione della competizione per le materie prime destinate ad alimentazione umana

– Formulazione di mangimi che contengono ingredienti in grado di mitigare le emissioni dirette di GHG.

– Miglioramento dell’efficienza di trasformazione degli animali e riduzione delle perdite di azoto.

In merito al primo punto, il settore zootecnico è spesso oggetto di critica in quanto, come già ricordato, nelle aree in via di sviluppo la coltivazione di materie prime per mangimi ha contribuito in maniera significativa ai cambiamenti di uso del suolo che hanno interessato le grandi aree forestali del pianeta. La riduzione della competizione per la superficie agricola utilizzabile per la coltivazione di materie prime destinate a mangimi o alimenti per l’uomo passa anche per lo sviluppo di forme di economia circolare.

Il pieno ed efficiente recupero dei nutrienti contenuti nei molti sottoprodotti agro-industriali necessita tuttavia dello sviluppo di vere e proprie bioraffinerie, in grado di rendere economico e tecnicamente conveniente l’utilizzo dei sottoprodotti, superando la situazione attuale, fortemente vincolata da problemi di tipo logistico e di stabilità dei molti sottoprodotti che escono dai processi produttivi ancora ricchi di umidità.

Una soluzione tecnicamente già disponibile è quella dell’utilizzo nella formulazione di mangimi di ingredienti in grado di svolgere un’azione mitigante diretta sulle emissioni di GHG. Gli oli vegetali, specie se polinsaturi, svolgono un ruolo specifico in tal senso, come riportato in molte delle rassegne bibliografiche recentemente pubblicate nella letteratura internazionale. In particolare, l’effetto mitigante è stato stimato in una diminuzione del 5-8% delle emissioni dirette di metano per ogni punto percentuale di olio vegetale introdotto nella dieta.

L’effetto degli oli si esplicherebbe sia attraverso una parziale riduzione della digeribilità della fibra, sia per assorbimento di idrogeno durante i processi di bioidrogenazione degli acidi grassi polinsaturi, sia per inibizione di alcuni ceppi specifici di microrganismi ruminali (in particolare i protozoi). L’uso di lipidi come strategia alimentare è considerata particolarmente interessante in quanto consente di ottenere una significativa riduzione dell’emissione di metano e, al contempo, un effetto positivo sulla qualità nutrizionale del latte e della carne dei ruminanti, qualora si utilizzino fonti lipidiche come l’olio di lino o i semi di lino. In questo caso, infatti, è noto l’incremento di acidi grassi omega-3 e di acido linoleico coniugato che si ottiene nel grasso del latte e della carne.

Un’altra tipologia di ingrediente per la quale è stato accertato un effetto significativo sulla produzione di metano è quella dei tannini o, più in generale, delle sostanze polifenoliche. Tali sostanze possono essere aggiunte direttamente come ingrediente derivante da estratti commerciali, oppure possono essere contenute in quantità ancora molto rilevanti in molti sottoprodotti dell’industria agroalimentare. In quest’ultimo caso si sommerebbero due strategie con effetti sinergici.

Sia i tannini idrolizzabili sia quelli condensati riducono l’emissione diretta di metano da parte dei ruminanti, tuttavia con diversi meccanismi di azione. I tannini condensati agiscono prevalentemente sulla diminuzione della digeribilità della fibra, andando così anche a ridurre l’efficienza digestiva dell’animale. Più interessante è l’effetto dei tannini idrolizzabili, che agiscono sui metanogeni senza ridurre la digeribilità della fibra.

Infine, lo sviluppo di strategie di precision feeding può consentire di raggiungere importanti risultati nella riduzione delle emissioni di GHG, sia aumentando l’efficienza di trasformazione degli animali e, pertanto, la quantità di GHG per kg di produzione, sia diminuendo l’escrezione azotata e, con essa, la concentrazione di ammoniaca nelle deiezioni.

L’industria mangimistica può aiutare a promuovere l’adozione di buone pratiche da parte degli allevatori volte a ottimizzare l’utilizzo dei nutrienti da parte degli animali. In tal senso sono di sicuro ausilio sia l’utilizzo di strumenti di razionamento sempre più precisi ed efficienti sia l’adozione nell’ambito delle strutture di allevamento dei molti sensori che di anno in anno sono sviluppati per valutare le performance produttive, lo stato sanitario e i fabbisogni degli animali.

In definitiva la crescente domanda da parte dei consumatori di alimenti di origine animale che abbiano una chiara connotazione nel senso della sostenibilità ambientale suggerisce che nel breve periodo da parte degli allevatori nascerà la richiesta di mangimi che forniscano non solo il giusto apporto di nutrienti per alimentare in maniera equilibrata gli animali, ma anche un supporto tecnico alla mitigazione delle emissioni dirette di GHG da parte degli animali, contribuendo così alla valorizzazione del latte e della carne anche dal punto di vista ambientale.

 

Fonte: Mangimi & Alimenti