L’uomo è onnivoro, evidenze scientifiche

L’uomo è un animale onnivoro” è uno dei primi concetti che vengono insegnati nei libri di scienze delle scuole elementari. Eppure oggi sul Web vengono diffuse teorie bizzarre che in realtà con la scienza non hanno niente a che vedere e che cercano di mettere in discussione secoli di lavoro di biologi, antropologi ed etologi di tutto il mondo.

Le evidenze scientifiche che siamo onnivori infatti sono molteplici, a cominciare dalla nostra dentatura, che è completa e polifunzionale, molto diversa da quella degli erbivori. Non abbiamo denti a crescita infinita, non abbiamo bocche idonee alla raccolta diretta del cibo da terra e quindi non possiamo afferrare, tagliare l’erba con gli incisivi e brucare come fanno gli erbivori, non abbiamo molari adatti a sminuzzare i vegetali e non riusciamo ad ingoiare facilmente alimenti troppo fibrosi e grossolani.

Anche i nostri molari sono molto più simili a quelli dei carnivori e degli onnivori che a quelli degli animali erbivori. Inoltre, la zona tra il canino e il primo premolare è molto appuntita e tagliente, simile ai denti dei carnivori e adatta per questo a recidere un pezzo di carne.

Nell’uomo la presenza del pollice opponibile, adatto ad afferrare le prede e a costruire armi, per far fronte alla mancanza di artigli è un’altra caratteristica a favore della dieta onnivora, come pure gli occhi disposti frontalmente, che è caratteristica tipica dei predatori, perché permette la visione binoculare, al contrario delle prede che hanno gli occhi disposti lateralmente per ampliare il più possibile il campo visivo e poter avvistare e scappare dai predatori.

Anche se l’uomo appartiene ai primati, non è vero che debba cibarsi solo di foglie, frutta, ortaggi e radici come le scimmie o come un gorilla. L’uomo si è evoluto e ormai abbiamo ben poco da condividere con i nostri parenti più stretti. Ma poi non tutti i primati sono frugivori: anzi, la maggior parte di essi sono onnivori, compresi scimpanzé e bonobo, cioè le specie più vicine all’Homo Sapiens. Questi si cibano proprio di carne, cacciando attivamente nella foresta altri animali, depredando le uova e i piccoli nati dai nidi degli uccelli, oltre a nutrirsi abitualmente di insetti, usando dei rametti per estrarre formiche e termiti. Non solo, fra gli scimpanzé si sarebbero diffuse anche pratiche di cannibalismo e uccisione dei cuccioli. La verità è che la carne rappresenta un alimento dal valore nutritivo troppo prezioso per la sopravvivenza per potervi rinunciare.

Anche il paragone con il gorilla, di cui viene esaltata la forza nonostante si nutra solo di vegetali, lascia il tempo che trova, visto che ha un metabolismo completamente diverso dal nostro e al contrario di noi è in grado di prendere dai vegetali tutto quello di cui ha bisogno. Il gorilla è un erbivoro e le uniche fonti animali di cui si nutre sono alcuni insetti, in percentuale inferiore all’1%. Ma considerando che il gorilla può arrivare a mangiare 30 kg di vegetali al giorno, per nutrirsi come lui l’essere umano dovrebbe ingerire in proporzione ben 14 kg di vegetali crudi al giorno, che non è molto fattibile e non è proprio un toccasana per il nostro stomaco e intestino.

Anche gli enzimi che intervengono nel processo digestivo sono una chiara evidenza del nostro essere onnivori. Siamo infatti dotati di lipasi, cioè enzimi che demoliscono i grassi, come ad esempio i trigliceridi, che sono solamente di origine animale e non vegetale. E di pepsina, un enzima che attacca le proteine scomponendole in amminoacidi. Quindi la natura ci ha geneticamente programmati per digerire perfettamente la carne, presente nella nostra dieta da centinaia di migliaia di anni, come dimostrano le pitture rupestri raffiguranti scene di caccia ai grossi animali selvaggi di quel tempo, oppure i residui rinvenuti nei denti fossili dei nostri antenati.

Anche la lunghezza intestinale dell’uomo è la stessa degli animali onnivori e l’affermazione per cui il nostro intestino sarebbe troppo lungo e quindi inadatto ad ospitare la carne, in quanto questa andrebbe in putrefazione soggiornandovi per troppo tempo, è priva di ogni fondamento.

Il nostro intestino tenue infatti è lungo dagli 8 ai 9 metri: qui il cibo viene demolito e ridotto a sostanze più semplici per essere assorbite. Quindi passa nell’intestino crasso, che è lungo 2 metri, dove il cibo fermenta e imputridisce, andando a formare l’importantissima microflora batterica intestinale. In questo tratto non solo la carne, ma anche la frutta e la verdura subiscono la stessa sorte, ed è un processo del tutto naturale e necessario per la formazione dei batteri simbionti. Inoltre ricordiamo che non siamo in grado di digerire la fibra e la cellulosa, come invece fanno gli erbivori, che a questo proposito sono dotati di più stomaci.

Dunque anche che i carnivori abbiano l’intestino corto per permettere alla carne di restare in circolo il meno possibile non trova alcun riscontro scientifico. Infatti il mammifero che ha l’intestino più lungo è il leone marino, che è carnivoro, mentre la salpa, che è un pesce, è l’animale che ha l’intestino più lungo, ed è onnivoro. La lunghezza intestinale non è quindi un buon criterio per la distinzione tra carnivori, erbivori e onnivori.

Tentare comunque di costruire uno schema unico di mammifero onnivoro è estremamente semplicistico: basti pensare alle diversità che esistono tra l’orso e il maiale, entrambi onnivori ma con una dieta molto differente.

Paragonare l’uomo ad un erbivoro non ha senso, come non ha senso paragonarlo ai predatori carnivori: una dieta composta solamente di carne sarebbe deleteria, come lo sarebbe una dieta fatta di soli vegetali. L’assunzione di carne è perfettamente funzionale alle nostre capacità digestive e deve essere presente in una dieta completa e bilanciata, che preveda l’assunzione di alimenti vegetali e animali, senza nessuna esclusione.

 

Susanna Bramante

 

Susanna Bramante è agronomo e divulgatrice scientifica. Autrice e coautrice di 11 pubblicazioni scientifiche e di numerosi articoli riguardanti l’alimentazione umana e gli impatti della stessa sulla salute e sull’ambiente, nel 2010 ha conseguito il titolo di DoctorEuropaeus e Ph. Doctor in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti nei Paesi a Clima Mediterraneo. Cura GenBioAgroNutrition, “un blog a sostegno dell’Agroalimentare Italiano, della Dieta Mediterranea e della Ricerca Biomedica, contro la disinformazione pseudoscientifica”, che aggiorna quotidianamente.