L’importanza degli allevamenti per l’economia nazionale

Se ne parla sempre più spesso sui mass media, ma spesso senza conoscerli davvero: gli allevamenti italiani si vedono sempre più esposti a un’attenzione da parte del pubblico che, giustamente, vuole saperne di più. E così, dopo avere descritto negli scorsi giorni come funzionano gli allevamenti “intensivi” italiani e quale sia il loro livello di rispetto del benessere animale, vediamo adesso qual è la loro importanza per l’economia nazionale.

Il settore economico delle carni genera in Italia un valore economico dell’ordine dei 30 miliardi di euro all’anno, rispetto ai circa 180 dell’intero settore alimentare ed ai 1.500 del PIL nazionale. Le tre filiere principali (avicolo, bovino e suino) generano un valore all’incirca equivalente.

Le differenze si trovano nell’analisi della bilancia commerciale: la filiera bovina importa il 42% circa del fabbisogno complessivo, la filiera avicola è pressoché neutra, la filiera dei salumi è caratterizzata soprattutto da esportazioni di prodotti finiti, ma da forte importazione di carne suina fresca.

In Italia, dove più che altrove in Europa si è risentito degli effetti della crisi economica, il ruolo della produzione di carne e dei prodotti di origine animale costituisce la prima voce fra le principali produzioni agricole italiane. Non solo, riveste anche un ruolo importante in varie economie locali, che contribuiscono in modo sostanziale al totale nazionale.

Non solo in Italia, dove molti territori sono tutelati dalla presenza di allevamenti che evitano il loro ulteriore abbandono o una maggiore cementificazione del Paese, ma anche nel resto del mondo la pratica dell’allevamento è molto importante, e rappresenta un’importante fonte di reddito.

Redazione Carni Sostenibili