Leggende metropolitane sulle carni: gli “estrogeni”

Nel dibattito che si è sviluppato tra i sostenitori delle diete “onnivore” e quelle “vegetariane”, esistono molti luoghi comuni e leggende metropolitane sulle carni che attribuiscono ai prodotti carnei alcuni pericoli inesistenti o che possono essere evitati adottando precauzioni molto semplici, Uno di questi è quello riguardante i residui di “estrogeni” nelle carni di vitello e di pollo.

Negli anni Cinquanta e Sessanta, le leggi in materia di impiego di sostanze chimiche e farmaci negli allevamenti erano molto scarse e largamente permissive. Le Autorità sono intervenute e, in Italia, sin dal 1962 venne emanato un provvedimento che proibiva non solo il trattamento degli animali, ma anche la detenzione di sostanze ad attività ormonali. Seguirono controlli che consentirono di arginare se non bloccare completamente il fenomeno.

Anche l’Unione europea è intervenuta emanando un primo provvedimento di divieto nel 1982. E nel 1996 ha definitivamente proibito gli ormoni negli allevamenti.

Al contrario, in alcuni Paesi come gli USA, il trattamento con ormoni è tuttora consentito negli allevamenti dei bovini. Sono state però imposte delle regole che di fatto escludono la persistenza di residui nelle carni. In ogni caso in Italia e nella Ue è proibita l’importazione di carni ottenute da animali trattati con ormoni.

Considerando il pericolo di infrazioni sono stati attivati sistemi di controllo molto rigorosi e sono state anche previste pesanti sanzioni. Dai rapporti annuali relativi ai controlli effettuati risulta che il fenomeno della presenza di ormoni è sporadico, quindi i pericoli per i consumatori sono da considerare scomparsi.

I trattamenti con ormoni provocano negli animali lesioni irreversibili, riconoscibili al momento della macellazione. Dalle indagini effettuate risulta che una bassa percentuale di vitelli e vitelloni presenta ancora queste lesioni, anche se le analisi chimiche effettuate escludono la presenza di residui di ormoni.

Molte catene commerciali impongono disciplinari di produzione agli allevatori da cui si riforniscono ed effettuano controlli alla macellazione per evitare che le carni degli animali con lesioni sospette vengano destinate al consumo alimentare umano.

E’ molto diffusa la convinzione che le carni dei polli contengano residui di ormoni. Si tratta di una “leggenda metropolitana”. Infatti i trattamenti ormonali illegali sono molto costosi e potrebbero risultare convenienti, per i trasgressori, su animali di grossa taglia. Nei piccoli animali, e in particolare nei polli da carne, non ci sono ragioni tecniche ed economiche che ne rendano vantaggioso l’impiego, e questo fa sì che in commercio non si trovino carni di pollo contaminate.

Testo estratto da “L’alimentazione equilibrata”, di Agostino Macrì e Eugenio Del Toma, Edizioni Edra