Le carni importate sono meno sicure di quelle italiane?

Se dovessimo stilare una classifica delle tematiche che generano più preoccupazione per i consumatori con riferimento alla sicurezza alimentare, la provenienza della carne che mangiano comparirebbe sicuramente ai primi posti. È infatti piuttosto diffusa la concezione che le carni importate siano “meno sicure” di quelle italiane, ipotesi che in realtà non trova conferma in dati di fatto: cerchiamo di fare chiarezza.

All’interno dell’Unione europea, il sistema di controlli è armonizzato dalla normativa comunitaria e segue il principio della sicurezza “dal campo alla tavola”: questo vuol dire che il bestiame è tracciato in ogni fase della filiera, indipendentemente dallo Stato in cui venga allevato, e non può essere trattato con sostanze vietate dall’Unione (quali, ad esempio, gli ormoni anabolizzanti).

La carne proveniente da altri Stati membri, quindi, deve rispondere agli stessi requisiti di quella italiana, e grazie all’obbligo di tracciabilità è possibile risalire in qualsiasi momento ad informazioni riguardanti specifiche fasi della filiera.

Per quanto riguarda i Paesi extra-Ue, invece, la questione si fa più complessa. In alcuni paesi infatti la legislazione nazionale non impone l’obbligo di tracciabilità lungo la filiera, dando la precedenza a controlli analitici sul prodotto da immettere sul mercato, piuttosto che alla vigilanza sulle fasi precedenti la macellazione. Ciò non significa che i prodotti siano meno sicuri o controllati, poiché per ottenere l’autorizzazione all’import in Europa, la aziende devono rispettare gli stessi requisiti richiesti sul mercato Ue.

In entrambi i casi, nel nostro Paese esistono vari punti di controllo posizionati nei luoghi di scambio commerciale, ai confini o nei porti e negli aeroporti: i cosiddetti PIF (Posti di Ispezione Frontaliera), in cui si effettuano i controlli sui prodotti alimentari importati da Paesi Terzi e gli UVAC (Uffici Veterinari Adempimenti Comunitari), che si occupano degli scambi commerciali tra Stati membri.

I PIF e gli UVAC sono direttamente collegati al sistema di allerta alimentare europeo: questo permette, in presenza di un prodotto non conforme, di prendere rapidi provvedimenti per evitarne l’immissione nel mercato comunitario o eventualmente il suo ritiro.

 

Redazione Carni Sostenibili