Le 4 bufale più eclatanti sulla carne

Sulla carne c’è molta disinformazione di stampo salutistico-vegetariano, presa d’attacco ormai da anni da campagne ideologiche e da chi ha interessi nel far crollare il suo consumo, diffondendo argomenti pseudoscientifici, che fanno purtroppo molta presa sul consumatore medio non esperto in materia. Ma quali sono le bufale più eclatanti diffuse in Rete? Eccone 4:

La carne è piena di ormoni e antibiotici

Falsità purtroppo molto radicata nel pensiero del consumatore, che ancora oggi è diffidente quando si parla dell’utilizzo di queste sostanze negli allevamenti, soprattutto quando vengono mostrate immagini di polli molto più grossi rispetto al passato o di animali ammassati negli allevamenti intensivi, che fanno presupporre la necessità di somministrare farmaci per evitare malattie. Mentre in altri continenti, come in America, gli ormoni e gli antibiotici vengono ampiamente usati, in Europa e specialmente in Italia le regole sul loro impiego sono molto rigide e i controlli severissimi. Gli ormoni sono vietati in Europa da ben 35 anni, come l’utilizzo degli antibiotici a scopo preventivo, vietato in Europa dal 2006. Gli animali di oggi crescono di più e più rapidamente rispetto al passato grazie alla selezione genetica e all’incrocio con razze ad accrescimento veloce, per soddisfare le richieste di mercato. Utilizzare ormoni a questo scopo non solo è vietato, ma non è nemmeno economicamente vantaggioso per l’allevatore, perché sono molto costosi e non conviene usarli. Medicinali e antibiotici invece possono essere usati, ma il loro impiego è soggetto a regole ben precise. Gruppi di esperti etologi e medici veterinari hanno studiato e sviluppato tutta una serie di normative per assicurare il benessere degli animali, così che vengano garantite le condizioni minime necessarie affinchè gli animali non soffrano, in modo da evitare la somministrazione di farmaci. E’ nell’interesse dell’allevatore rispettare il benessere e le condizioni igienico-sanitarie dell’allevamento, ai fini anche e soprattutto dell’ottenimento di un prodotto finale di qualità. Queste condizioni minime proprie degli allevamenti intensivi diventano sempre più ampie in altre forme di allevamento più estensive, contribuendo ulteriormente ad un maggior benessere del bestiame. Qualora la somministrazione del farmaco si renda necessaria per un sospetto di infezione, questo viene dato a tutti gli animali, rispettando le dosi e tempi di somministrazione, che sono studiate in modo da non avere residui significativi nelle carni. Inoltre, per ulteriore scrupolo, prima di macellare gli animali, si aspetta un periodo di sospensione, cioè un lasso di tempo necessario per far rientrare i livelli di residuo del farmaco nei limiti garantiti innocui per la salute dell’uomo. Questi limiti sono fissati per legge addirittura in quantità 100 volte inferiori alle dosi considerate sicure, così che non abbiano alcun effetto sulla salute umana, nemmeno se fossero ingeriti ogni giorno. I controlli in Italia sono numerosi, senza preavviso e scrupolosi, più di ogni altro Paese europeo, e vige la tolleranza zero. Per questo il Made in Italy è una garanzia assoluta di salubrità e qualità.

Mangiare carne fa sempre male e se ne può fare a meno

Falso. Non esiste nessuno studio che provi che mangiare carne anche a piccole quantità sia dannoso per la salute. Al contrario, i vantaggi di una dieta completa che la includa sono scientificamente indiscussi, non solo dal punto di vista nutrizionale, ma anche ambientale. Se ne può fare a meno? Certo, ma integrando la sua mancanza con altri prodotti animali, come uova in primis, latte e derivati, e in alcuni casi assumendo integratori di vitamine e minerali. La carne è come una barretta energetica ricca di nutrienti ad alto assorbimento, che fornisce nell’immediato tanti elementi necessari alla crescita, allo sviluppo, al mantenimento, alla difesa e alla riparazione del nostro corpo, che nessun altro alimento da solo è in grado di dare.

La carne è un pezzo di animale morto in decomposizione

Quando si parla di carne è molto facile attaccarla usando termini come “decomposizione”, “putrescine”, “cadaverine”. In realtà, tutto il cibo che ingeriamo non è più vivo. La carne viene sottoposta ad un periodo di “frollatura”, un processo di stagionatura che rende la carne più tenera e saporita. Un po’ come mettere i legumi in ammollo per renderli più digeribili o come fermentare la soia per disattivare gli antinutrienti pericolosi per la nostra salute, anche la carne viene sottoposta a trattamenti per poter ricavarne tutti i benefici. Sostanze come putrescine e cadaverine non sono prerogative della carne, ma sono presenti anche nei vegetali. La cadaverina ad esempio è presente anche nei legumi, mentre la putrescina in tutte le proteine, sia animali che vegetali. Comunque si tratta di sostanze prodotte normalmente nelle nostre cellule e a bassa tossicità, ma visto il loro nome suggestivo che ricorda i termini “putrefazione” e “cadavere”, vengono utilizzati ad hoc per scoraggiare ancora una volta il consumo di carne.

La carne fa venire il cancro

Falso. Il cancro non ha una sola causa, ma molteplici: prima fra tutte la predisposizione genetica, ma anche fattori ambientali, come l’inquinamento, e fattori comportamentali, come lo stile di vita. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non ha mai detto che la carne fa venire il cancro. Riguardo le carni rosse, che l’OMS ha inserito nel gruppo dei probabili carcinogeni, esentando dunque le carni bianche, non esistono prove sufficienti a stabilirne che possano causare il cancro. Sulle carni lavorate esistono maggiori riscontri, ma il rischio di sviluppare cancro colon-rettale rimane basso, e aumenta con la quantità di carne consumata. Inoltre è stato dimostrato che l’assunzione di vitamina C in combinazione con la carne rossa lavorata neutralizza la formazione di nitrosammine, con un buon effetto protettivo anti-cancro. Pare anche che gli studi esaminati dall’OMS facciano riferimento al consumo di prodotti appartenenti al mondo anglosassone, dove le abitudini alimentari sono molto diverse dallo stile di vita mediterraneo, e le modalità di lavorazione delle carni sono molto lontane dagli standard di qualità dei prodotti made in Italy. La questione è ancora in esame, ma sufficiente a far capire che non ha senso rinunciare a mangiare carne, basta sceglierla di buona qualità, e i prodotti nostrani sono una garanzia in questo, consumarla con moderazione e in combinazione con cibi protettivi.

Susanna Bramante

Susanna Bramante è agronomo e divulgatrice scientifica. Autrice e coautrice di 11 pubblicazioni scientifiche e di numerosi articoli riguardanti l’alimentazione umana e gli impatti della stessa sulla salute e sull’ambiente, nel 2010 ha conseguito il titolo di DoctorEuropaeus e Ph. Doctor in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti nei Paesi a Clima Mediterraneo. Cura GenBioAgroNutrition, “un blog a sostegno dell’Agroalimentare Italiano, della Dieta Mediterranea e della Ricerca Biomedica, contro la disinformazione pseudoscientifica”, che aggiorna quotidianamente.

2 Risposte