La produzione e il consumo di carne possono essere sostenibili?

La produzione e il consumo di carne possono essere sostenibili, sia per la salute che per l’ambiente. A lanciare questo messaggio è uno studio presentato a Milano, “La sostenibilità delle carni in Italia”. Che, per la prima volta, ha portato tre associazioni di categoria ad unirsi con un preciso intento: dimostrare in modo scientifico e trasparente che molte delle accuse rivolte al settore delle carni sono infondate. Come? Attraverso l’analisi di ciò che, nel bene e nel male, porta il settore zootecnico al centro dell’attenzione di media e consumatori: nutrizione, sicurezza, ambiente, spreco, economia. Ma soprattutto mediante il calcolo della “Clessidra ambientale”, innovativa rappresentazione grafica che, presentata in anteprima assoluta, dimostra come i cibi più impattanti a livello ambientale siano anche quelli consumati in minori quantità, e con il maggiore valore nutrizionale.

Durante l’evento, organizzato dalle associazioni Assocarni, Assica e Unaitalia presso l’Expo Gate di Milano, sono stati esposti temi che hanno voluto sfatare dei veri e propri miti. Ad esempio: servono davvero 15mila litri di acqua per produrre un chilo di manzo? No, affermano gli studiosi, a meno che non si sommino per il calcolo della sua impronta idrica l’acqua prelevata dalla falda o dai corpi idrici superficiali (acqua blu), quella piovana (acqua verde) e il volume d’acqua inquinata (acqua grigia): tre tipi di acqua con un impatto molto diverso sulla disponibilità idrica, e quindi non sommabili fra loro. O ancora: la carne è dannosa per la salute? Non proprio, vista l’enorme quantità di nutrienti in essa contenuti. O dato che, negli ultimi decenni, si è assistito all’aumento di alcune patologie croniche legate alla dieta e agli stili di vita quali diabete, obesità e ipertensione, mentre il consumo di carne è diminuito.

La carne, per ragioni di tipo ambientale, nutrizionale ed etico, negli ultimi anni è divenuta oggetto di molte attenzioni e critiche. Nel dibattito, a volte scontro ideologico, a cui partecipano soggetti quali associazioni animaliste e ambientaliste, centri di ricerca, media e opinione pubblica non si era mai inserito, almeno in Italia, il punto di vista di chi è invece oggetto di queste stesse critiche: i produttori di carne. “Con il Rapporto che presentiamo, dimostriamo scientificamente che quando mangiamo carne l’impatto che produciamo sull’ambiente è sovrapponibile a quello di altri alimenti, soprattutto se comparato alle quantità consumate in Italia, perfettamente allineate con le indicazioni dei nutrizionisti”, afferma François Tomei, direttore di Assocarni: “Abbiamo usato dati non certo di parte che nessuno potrà contestare. Vogliamo solo che arrivi al consumatore un’informazione oggettiva e trasparente. Non ci serve incentivare il consumo di un prodotto che è già presente nella dieta italiana in maniera perfettamente equilibrata”.

In effetti, stando ai dati presentati, il consumo di carne degli italiani è già in linea con quanto consigliato dai nutrizionisti: se ne consuma, sì, ma senza esagerare. Ed è proprio questo il trucco per mantenere al meglio sia la salute che l’ambiente. “Se si seguono i consigli di consumo suggeriti dal modello alimentare della dieta mediterranea, l’impatto medio settimanale della carne risulta allineato a quello di altri alimenti, per i quali gli impatti unitari sono minori ma le quantità consumate generalmente maggiori”, viene scritto nel rapporto: “Questo concetto è ben rappresentato dalla Clessidra ambientale, ottenuta dalla moltiplicazione dell’impatto ambientale degli alimenti per le quantità settimanali suggerite dalle linee guida nutrizionali”. Secondo questa rappresentazione, insomma, mangiare carne in giusta quantità non comporta un aumento significativo dell’impatto ambientale di un individuo. “Uno stile di vita sostenibile dovrebbe infatti misurarsi anche con altre scelte – sottolinea la ricerca – quali ad esempio la mobilità, i consumi di energia, l’abbigliamento, le abitudini per il tempo libero”.

Durante la conferenza stampa milanese è stato presentato anche il progetto Carni sostenibili, portale con intento “formativo e informativo” su cui verranno pubblicati continuativamente gli sviluppi e i risultati ottenuti in Italia dal settore delle carni in termini di sostenibilità. Questo progetto “è ovviamente un punto di partenza che sarà aggiornato nel tempo – spiega Massimo Marino di LCE, società di consulenza in campo ambientale che ha curato la stesura del rapporto – anche tenendo conto dei contributi di tutte le parti interessate”.

Il logo di “Carni sostenibili” ha i colori della bandiera italiana. Una coincidenza? Non proprio. “Abbiamo promosso il rapporto sulla sostenibilità dei nostri campi perché riteniamo il settore delle carni italiano un modello di sostenibilità anche per gli altri Paesi”, afferma Aldo Radice, condirettore di Assica: “Nel grande dibattito che avverrà all’Expo portiamo proprio il modello italiano come modello virtuoso per affrontare le sfide future per l’agroalimentare globale. Sfide che si possono riassumere nel mantenere il nostro modello alimentare equilibrato e nel produrre in maniera sempre più efficiente”.

Clementina Minelli

Fonte: La Stampa

Foto: Ansa