La corretta comunicazione è una sfida della filiera avicola

La filiera avicola, così come le altre filiere principali del settore carni italiano (bovina e suina), si trova ad affrontare molte sfide. Una su tutte, quella della corretta comunicazione e informazione, legate sì alla necessità di rispondere a un quantitativo sempre crescente di attacchi mediatici perlopiù ingiustificati, ma anche e soprattutto alle domande che sempre più consumatori si pongono, a volte senza trovare risposte soddisfacenti.

Per le industrie del settore e per la distribuzione appare oggi fondamentale intercettare i desiderata di una domanda che appare disorientata, ma che cerca accessibilità, benessere psicofisico e garanzie sul prodotto. Se ne è parlato a Fieravicola in occasione di un convegno organizzato dalla rivista Mark Up e dalla Fiera di Forlì.

Fornire una corretta informazione a quell’ampia fetta di consumatori italiani, l’87,7% del totale, che sono già acquirenti di carne e prodotti avicoli, ma che oggi appaiono disorientati dal gossip diffuso via web e dai continui allarmismi mediatici. Questa una delle priorità individuate dagli “addetti ai lavori” che sono intervenuti al convegno “Le prospettive della distribuzione sul settore avicolo. Il pensiero di retail e industria di settore: scenari futuri, il confronto con la politica e i consumatori“.

I dati Ismea Nielsen relativi agli acquisti domestici parlano chiaro: anche se le carni avicole hanno sofferto meno di altre carni, nel 2016 il rallentamento dei consumi c’è stato e gli operatori avvertono la necessità non soltanto di un pronto recupero, ma anche di dare più valore al prodotto. Occorre dunque ripartire dal consumatore, capirne e soddisfarne le esigenze, in un mercato come quello italiano che è stato definito “food-centrico” perché capace di destinare addirittura il 14,3% del proprio reddito alla spesa alimentare, molto più che negli altri Paesi europei.

E secondo Salvo Garipoli, l’esperto di SG Marketing che ha aperto il convegno, tra le chiavi per qualificare il prodotto avicolo nazionale c’è quella di comunicare in modo trasparente le modalità di allevamento – e dunque il livello di rispetto del benessere animale – ma anche fornire informazioni sull’alimentazione del pollo e sull’età del broiler. Senza dimenticare la necessità di offrire indicazioni sull’uso degli antibiotici, un fronte sul quale nell’ultimo anno, all’insaputa del consumatore, la filiera avicola italiana ha fatto passi da gigante (-40% di impiego negli allevamenti).

Ma come hanno sottolineato alcuni degli operatori che sono intervenuti alla tavola rotonda che ha concluso l’incontro, sul fronte della comunicazione è forse bene ripartire dai fondamentali. Solo il 3% dei nostri connazionali è a conoscenza che il 99% del pollo consumato nel nostro Paese è nato, cresciuto e macellato in Italia e che da più di 50 anni il pollo da carne non è allevato in gabbia. Corretta comunicazione: la sfida è tutta qui.

 

Fonte: Conipiediperterra.com