La carne nonostante le “mode dietetiche”

Malgrado il fanatismo concettuale e le “mode dietetiche”, la carne è per l’uomo la fonte proteica più congeniale, per la peculiarità degli aminoacidi, per la digeribilità e per la gratificazione gastronomica.

Il rifiuto preconcetto delle carni o il timore esasperato di presunte controindicazioni (fatto salvo che si tratti sempre di carni tutelate in tutto il loro iter, dalla produzione al consumo) non ha sostegno scientifico, così come non ne avevano l’eccessiva mitizzazione o il simbolismo irrazionale dei tempi passati.

Pur rispettando eventuali preclusioni di carattere religioso o la fideistica scelta vegetariana, il menù degli ospedali ha sempre proposto la carne per gli evidenti vantaggi che si possono ottenere nella copertura non soltanto degli aminoacidi indispensabili, ma anche di altri nutrienti protettivi come ferro, zinco e complesso B.

Non spetta a me confutare o propagandare ideologie, semmai valorizzare o criticare il peso scientifico dei lavori pubblicati, sulla base dei protocolli adottati, del campione arruolato, della presenza di fattori confondenti, come l’obesità, la sedentarietà eccessiva o altre variabili riferibili allo stile di vita degli intervistati (tipica astensione dal fumo e dall’alcool, vita muscolarmente attiva, nelle comunità praticanti il vegetarianesimo nel Nord-America) più che ai meriti o demeriti della carne.

Diciamo allora che dal punto di vista medico la carne è stata ed è tuttora un alimento prezioso, un naturale alleato della dietologia in ogni fase della vita, compresa la senilità, quando il deficit muscolare (sarcopenia) testimonia le carenze del turnover proteico e quindi il declino del potere immunitario e la vulnerabilità stessa degli anziani.

Testo estratto da “L’alimentazione equilibrata”, di Agostino Macrì e Eugenio Del Toma, Edizioni Edra