La carne nello svezzamento e nella dieta del bambino

La carne è una componente importante nella corretta dieta del bambino, soprattutto durante lo svezzamento, una fase cruciale. Infatti, fornisce proteine “nobili” ad alto valore biologico, cioè contiene tutti gli amminoacidi essenziali. Come la lisina, importantissima proprio per la crescita, che l’organismo non è in grado di produrre autonomamente. Questi sono i mattoni che costruiscono l’organismo, importantissimi proprio nella fase di sviluppo e crescita di un bambino che ha dei fabbisogni elevatissimi, più alti di quelli di un adulto. Basti pensare che nel primo anno di vita il peso alla nascita dovrebbe triplicare.

La carne è una fonte eccellente di ferro, zinco, rame, selenio e vitamine del gruppo B, come la B6 e la B12, che è assente nei vegetali, fondamentale per un corretto sviluppo cerebrale e cognitivo, della vista e del sistema nervoso. Questi nutrienti della carne intervengono nella formazione delle membrane cellulari e del cervello, stimolano l’intelletto e le funzioni cognitive, per cui sono estremamente importanti per l’organismo in accrescimento del piccolo, che ha un intestino ancora troppo delicato per poter assorbire efficacemente questi nutrienti solo dai vegetali. Per un semplice motivo: nei vegetali questi nutrienti sono in quantità minore, assenti o scarsamente biodisponibili, e le loro fibre, se in eccesso, possono irritare l’intestino, con conseguenze spiacevoli come le coliche, oltre che creare problemi di assorbimento e preoccupanti stati di carenza.

Dunque una dieta ricca di vegetali e quindi di fibra, che è giusta per l’adulto, non può essere generalizzata perché le esigenze nutrizionali variano non solo da persona a persona, ma anche a seconda del clima e soprattutto con l’età. Quindi nei climi particolamente freddi e nei bambini, una dieta esclusivamente vegetale non è adatta o comunque necessita di un supporto attraverso integratori specifici. Bisogna poi tenere in considerazione che l’uomo nasce quasi carnivoro e muore quasi erbivoro, in quanto gli alimenti di origine vegetale devono aumentare gradualmente. Il bambino assume il latte come prima ed unica fonte di nutrimento, che ne assicura tutte le esigenze.

Sollecitare i bambini a mangiare troppa verdura causa non solo un’eccessiva e troppo precoce ingestione di fibra, ma costringe l’apparato digerente a cercare di trarre da un alimento povero ciò di cui l’organismo ha bisogno. Se poi nel seguito della loro vita riceveranno un’alimentazione ricca di alimenti ad alto valore nutritivo, l’obesità è assicurata. Ne sono testimonianza i gravissimi problemi ai quali vanno incontro i bambini delle popolazioni che non ricevono apporti adeguati di alimenti di origine animale: il ridotto accrescimento, l’eccessivo sviluppo addominale, le frequenti anemie.

Un esempio è il riemergere del rachitismo, malattia che era stata debellata, grazie al benessere che ha fatto sì che la carne e gli alimenti di origine animale ad alto valore nutrizionale non fossero più privilegio di pochi, e che invece oggi vediamo riapparire a causa delle diete estreme imposte ai lattanti senza le dovute integrazioni, causando mancanza di calcio e vitamina D. Oppure dei numerosi casi di malnutrizione e manifestazioni di ritardo neuroevolutivo per carenza di vitamina B12, proprio per l’insufficiente apporto di prodotti animali e di grassi, anche saturi, tanto demonizzati, ma che invece anch’essi sono preziosi nella fase evolutiva del piccolo.

La carne e anche il pesce apportano il loro contributo per mezzo di acidi grassi a lunga catena, gli EPA e DHA, detti anche acidi “essenziali”, poiché non vengono prodotti a sufficienza dall’organismo e devono quindi essere introdotti osservando una dieta che contenga carne. Gli acidi grassi a lunga catena EPA e DHA rivestono un ruolo importante nel processo di mielinizzazione delle cellule nervose; questa loro azione favorisce lo sviluppo cerebrale del bambino e lo allontana da disturbi cognitivi.

Ricerche recenti hanno dimostrato come i bambini allattati da madri vegane o vegetariane, alimentati fino allo svezzamento senza carne, manifestano segni di anemia e ritardi nella crescita somatica e cognitiva. Altri studi hanno dimostrato una ridotta capacità di concentrazione e apprendimento nei bambini che presentano carenza di ferro. Specialmente nei bambini dai 3 ai 5 anni, una dieta povera di proteine animali, inferiori ai 20 g al giorno, ha un notevole impatto negativo sulle loro “performance cognitive”.

Le Linee guida per l’alimentazione complementare dei bambini, pubblicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), consigliano proprio per questo di somministrare dal sesto mese una dose giornaliera di prodotti di origine animale, in modo particolare di carne.

È consigliato iniziare lo svezzamento con le carni dal sapore più delicato – coniglio, tacchino, pollo, che si distingue per un basso contenuto di grassi e di collagene, che ne favorisce la digeribilità, e agnello – passando poi gradualmente alle carni più gustose come vitello e manzo. Un’alimentazione varia, basata sul modello mediterraneo, con una presenza di carne 3 volte la settimana, appare dunque la più idonea ad una crescita ottimale del bambino.

 

Susanna Bramante

 

Susanna Bramante è agronomo e divulgatrice scientifica. Autrice e coautrice di 11 pubblicazioni scientifiche e di numerosi articoli riguardanti l’alimentazione umana e gli impatti della stessa sulla salute e sull’ambiente, nel 2010 ha conseguito il titolo di DoctorEuropaeus e Ph. Doctor in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti nei Paesi a Clima Mediterraneo. Cura GenBioAgroNutrition, “un blog a sostegno dell’Agroalimentare Italiano, della Dieta Mediterranea e della Ricerca Biomedica, contro la disinformazione pseudoscientifica”, che aggiorna quotidianamente.