La carne danneggia la salute e l’ambiente. Sicuri che sia vero?

Il dibattito odierno sugli aspetti etici del consumo alimentare della carne è ormai un delirio di informazioni contrastanti. Questo, in particolare, si origina dalla percezione di molti che un aumento della domanda del consumo di carne su scala globale comporti danni per la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Alla portata di tutti è la misura di una percezione collettiva, crescente, di negazione al consumo di carne in un vortice caotico con informazioni pubbliche inconsistenti, documentari spettacolari e interviste, interviste, interviste. È impressionante come queste informazioni vadano diritte alla sensibilità delle persone, al nostro senso morale, rendendoci sempre più esposti a speculazioni di sorta. Una piccola lista delle speculazioni più comuni degne di essere elette a keyword e hashtag per i nostri social media.

Animali maltrattati, torture negli allevamenti, macellazioni barbariche. E poi, inquinamenti, deforestazioni, ecosistemi desertificati. E ancora: tumori, infarti, ictus, diabete. Ma anche grassoni in lotta per il cibo con popoli di malnutriti, land grabbing, neocolonizzazione, OGM, sfruttamento sociale e alimenti contraffatti. C’è poi quella che al momento va più di moda in Italia: veterinari ispettori che frodano, ricercatori che sostengono il falso e ovviamente allevatori tecnici ricercatori probi al mero profitto. Questo è il classico copione degli articoli giornalistici e delle trasmissioni televisive. Ma poi è proprio tutto così catastrofico? Da quanto misuro quotidianamente nelle aziende dei produttori e in quelle dei decisori amministrativi, no.

L’Italia e l’Europa hanno la sicurezza alimentare migliore al mondo e meglio sperimentata, che somma ai controlli pubblici quelli interni delle aziende produttrici e dispensatrici di alimenti. Un sistema che funziona e produce una qualità – nei prodotti certificati – evidente in modo empirico e, altrettanto rilevante, permette di contenere i prezzi rendendo alimenti ad alto valore nutritivo accessibili anche alle fasce di popolazioni povere, grazie a tecnologie produttive di avanguardia.

Di contro, come in tutti i settori pubblici e privati, il settore richiede una sempre più alta professionalizzazione, che permetta di recepire correttamente tutti i criteri di qualità e sostenibilità ambientale e alimentare oggi richiesti per far fronte alle esigenze del futuro. Qualche operatore può restare indietro, ma il sistema non perdona: scattano sanzioni e sequestri. Il ruolo della ricerca e dell’innovazione è determinante: chi non adotta tecnologia e conoscenza è messo fuori, sia esso un Paese sia esso un operatore.

La ricerca, secondo il famoso Hopkins Bioethics Institute di New York che a tal proposito ha riunito 25 esperti internazionali del settore, tra cui il sottoscritto, è urgente e deve costruire due pilastri di certezza scientifica. La prima di carattere nutrizionale, per comprendere di quali sorgenti alimentari di origine animale l’uomo ha bisogno durante il suo ciclo di vita e qual è il range di valori di tolleranza/efficienza di queste sorgenti nutritive compatibili con la sostenibilità ambientale. Il secondo pilastro è di carattere etico e socio-economico: valutare quanto siano corretti gli interventi governativi che supportino iniziative private e pubbliche a favore di cambiamenti delle diete alimentari dei popoli umani sul pianeta prossimi a questi range.

Questi studi, sebbene complessi, darebbero concretezza alle azioni politiche e permetterebbero azioni precise a tutela anche delle fasce di popolazione più vulnerabili (anziani, bambini, sportivi, non onnivori) e di territori e luoghi socialmente ed economicamente diversi. Sarebbero anche un atto concreto per deliberare in modo efficace il significato e l’importanza delle proteine animali per la società umana veicolata attraverso le diverse diete alimentari scelte da consumatori liberi e non condizionati da cattiva informazione. Il vortice caotico si ridurrebbe a favore della salute dell’uomo e del pianeta.

Ettore Capri

Fonte: Huffington Post Italia