Italiano, allevato libero con mangimi Ogm free: presidio Slow Food? No, pollo Amadori

Vi siete mai chiesti da dove arriva il pollo venduto nella rosticceria di Eataly? Vi do qualche indizio. È stato eletto Good Chicken nel 2012, premio assegnato da Compassion in World Farming, la maggiore organizzazione internazionale per il benessere degli animali di allevamento, è 100% italiano, si nutre di mangimi vegetali e Ogm free, cresce libero all’aperto dall’alba al tramonto per almeno metà della sua vita, in spazi ricchi di vegetazione, nel rispetto dell’alternanza naturale di luce e buio. Elementi che gli permettono di sviluppare così una muscolatura più delineata e consistente. Come se non bastasse, lo stabilimento di Mosciano Sant’Angelo (Te), dove viene lavorato, è certificato per l’utilizzo esclusivo di energia proveniente da fonti rinnovabili.

No, siete fuori strada, niente presidi Slow Food o piccoli allevatori noti solo a pochi.

A rappresentare l’eccellenza italiana del mondo avicolo presso la catena più famosa – e discussa – del made in Italy è invece un’azienda ben conosciuta e di grandi dimensioni: Amadori che, con il suo pollo Campese, fornisce Eataly dal 2012 per i punti vendita di Torino, Milano e Roma, sia come busto intero di pollo, venduto cotto in rosticceria, sia come prodotto crudo, da cucinare a casa.

Un pollo artigianale prodotto in grandi numeri

Il Campese è un marchio lanciato da Amadori nel 2002 nelle pollerie specializzate di tutta Italia, ma che due anni fa ha fatto il suo ingresso anche nel tempio del lusso gastronomico accessibile perché rispondeva al modello di Eataly: qualità e standardizzazione. Ossia, un pollo “artigianale” ma prodotto in grandi numeri, per garantire un prezzo, appunto, “accessibile” (in media viene venduto a un 1 euro in più rispetto a un pollo convenzionale) e una distribuzione a livello nazionale. Anche se gli allevamenti sono poi tutti concentrati in Puglia, un’area scelta perché particolarmente favorevole per il clima temperato e con molte zone di campagna.

Il comparto avicolo a Foggia

“Partito nel 2001 con la trasformazione di capannoni tradizionali in strutture con aperture verso l’esterno – spiega Emiliano Di Lullo, responsabile trade & operational marketing di Amadori –, il progetto Campese si è rivelato un’ottima opportunità per l’integrazione del reddito di numerosi agricoltori pugliesi e quindi un buon sostegno al sistema economico locale, che trae le sue maggiori risorse dal comparto agricolo. In questi 13 anni si è passati dai sei allevamenti iniziali ai 100 allevamenti odierni, tutti ubicati in provincia di Foggia e tutti rispondenti ai requisiti previsti dalla legge che disciplina l’allevamento di pollo all’aperto. L’indotto lavorativo ha creato in questi anni occupazione per circa 100 persone, sia direttamente impegnate in allevamento, sia impiegate in mansioni amministrative e tecniche. Oggi l’intero comparto avicolo in provincia di Foggia è una realtà zootecnica solida e concreta, con una produzione di circa 7,5 milioni di capi ogni anno”.

Vendite in crescita a due cifre

E certamente destinata a ulteriori sviluppi, dal momento che le vendite di pollo Campese hanno registrato un aumento del 10% solo nei primi quattro mesi del 2014, rappresentando nel 2013 circa il 7% del segmento pollo Amadori. Risultato non da poco per un prodotto alto di gamma in periodo di crisi. Considerando, poi, che il fatturato complessivo dell’azienda lo scorso anno è cresciuto del +4,7% sul 2012, per un totale di 1 miliardo e 320 milioni di euro (e un risultato d’esercizio pari a 15,7 milioni di euro).

Fondata a San Vittore di Cesena oltre quarant’anni fa, Amadori oggi detiene una quota di mercato intorno al 30% sul totale delle carni avicole in Italia ed è presente sul territorio nazionale con sei stabilimenti industriali, 21 filiali e agenzie, tre piattaforme primarie, oltre 1,1 milioni di mq di allevamenti e contando sulla collaborazione di oltre 7.200 lavoratori. La logistica, che consegna normalmente entro 24 ore dalla macellazione, movimenta ogni giorno circa 300mila casse e rifornisce oltre 20mila clienti.

200 milioni di investimenti in cinque anni

“Alla base del nostro successo – sottolinea Flavio Amadori, vicepresidente, commentando i risultati economici – c’è la decisione di gestire direttamente l’intera filiera integrata. Questa scelta consente un controllo approfondito e certificato di tutte le fasi produttive: selezione delle materie prime, allevamenti, incubatoi, mangimifici, trasformazione, confezionamento e distribuzione”. Gli investimenti di Amadori realizzati nel 2013 nella filiera sono stati pari a oltre 40 milioni di euro e il piano di sviluppo presentato lo scorso giugno prevede altri 200 milioni di euro nei prossimi cinque anni, dagli stabilimenti alimentari ai mangimifici, fino agli allevamenti. E, visti i risultati, c’è da immaginare anche un maggior presidio nei restanti punti vendita di Eataly.

Maria Teresa Manuelli

Fonte: Food24 – Il Sole 24 Ore