Insetti nel piatto? Meglio in mangiatoia.

Inutile correre al vicino supermercato o dal “pizzicagnolo” all’angolo della strada. Di insetti non ne troveremo, e in caso contrario non sarebbero fra quelli da mettere in tavola. Per trovarne di commestibili bisogna attendere la pubblicazione dell’elenco previsto dal regolamento Ue 2015/2283, divenuto operativo con l’inizio del 2018. Nelle sue 22 pagine e nei suoi 36 articoli si fissano le regole che dovranno osservare i nuovi alimenti, o “novel food”, per dirla con un termine ormai di uso comune. Molti gli alimenti che rientrano in questa categoria, dai nanomateriali ingegnerizzati, agli insetti, che in pochi però sono ansiosi di mettere nel piatto. Solo una modesta percentuale di consumatori, afferma una recente indagine di mercato, si dice pronta a cibarsene. Difficile allora immaginare, almeno nel breve periodo, un cambiamento significativo delle nostre abitudini alimentari.

Spostando lo sguardo più avanti, quando fra trenta anni la popolazione mondiale passerà dagli attuali sette ai nove miliardi di individui, la maggior richiesta di risorse alimentari potrebbe tuttavia trovare una risposta negli insetti.  Meglio allora conoscerli un po’ più da vicino, a iniziare dalla sicurezza, prerequisito indispensabile a ogni alimento. Dell’argomento si è occupata l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), giungendo alla conclusione che gli eventuali pericoli biologici e chimici sono legati ai metodi di produzione e in particolare a ciò con cui gli insetti vengono “nutriti”. E anche il capitolo degli allergeni è da monitorare con attenzione.

Dunque nutrirsi di insetti non equivale di per sé a cibo sano e sicuro. Così il legislatore europeo si è premurato di specificare che ogni “novel food”, insetti compresi, deve soddisfare precisi requisiti di sicurezza. I produttori di alimenti a base insetti dovranno quindi produrre idonee certificazioni, fra le quali le prove scientifiche “attestanti che il nuovo alimento non presenta rischi associati alla sicurezza per la salute umana”, come recita un passaggio del regolamento sui novel food.

Non meno importante è conoscere l’apporto nutrizionale che dagli insetti è possibile ottenere. A questo proposito sono numerosi gli studi che hanno preso in esame la composizione delle farine ottenute da alcuni insetti, che già dal luglio 2017 sono ammessi nell’alimentazione animale (Regolamento Ue 893/2017). Fra questi le larve della mosca “soldato nero” (Hermetia illucens), o del tenebrione mugnaio (Tenebrio mollitor) o di varie tipologie di grillo, come quello domestico (Acheta domestica).

Il livello proteico di queste farine è prossimo e a volte superiore al 50% e ben rappresentati sono alcuni importanti aminoacidi, come metionina e lisina. Viene spontaneo allora il confronto con alcune tra le principali materie prime utilizzate nell’alimentazione degli animali. E si scopre che le farine di insetti ben si prestano a sostituire soia e mais nell’alimentazione di polli e suini. Si aprono così scenari ben più ampi rispetto all’impiego diretto degli insetti nell’alimentazione dell’uomo, dove le remore culturali ne limiteranno ancora a lungo il consumo.

I vantaggi delle farine di insetti in alimentazione animale, una volta superato lo scoglio economico dei costi di produzione, possono essere significativi, anche sul piano della sostenibilità. La produzione di insetti ha un basso impatto sull’ambiente e libera risorse alimentari (come soia e mais), che possono entrare direttamente nell’alimentazione dell’uomo, come pure nella produzione di biomasse per la trasformazione energetica.

Un aspetto forse meno esplorato e da approfondire, ma in parte noto, si collega all’efficienza produttiva che le farine di insetti possono indurre negli animali che se ne cibano. In alcuni insetti è possibile regolare i livelli di acido alfa-linolenico (omega-tre), cosa che potrebbe essere utilizzata per pilotare in chiave salutistica la qualità delle carni prodotte. Ben vengano allora gli insetti, nell’alimentazione zootecnica. In tavola c’è ancora posto per la carne, quella vera.

Angelo Gamberini

Giornalista professionista, laureato in medicina veterinaria, già direttore responsabile di riviste dedicate alla zootecnia e redattore capo di periodici del settore agricolo, ha ricoperto incarichi di coordinamento in imprese editoriali. Autore di libri sull’allevamento degli animali, è impegnato nella divulgazione di temi tecnici, politici ed economici di interesse per il settore zootecnico.