Inalca e Coldiretti: alleanza per la zootecnia italiana

La sostenibilità delle carni in Italia è importante sia per un piccolo allevatore che per i produttori più grandi. Ovviamente, è su questi ultimi che generalmente si concentra l’attenzione. Anche un loro singolo passo verso la riduzione degli impatti della produzione di carne, infatti, può avere effetti positivi molto importanti. L’ultimo esempio lo ha dato Inalca, società del Gruppo Cremonini e primo produttore italiano di carni bovine. Che, presso Expo 2015, ha presentato insieme a Coldiretti il suo primo Bilancio di Sostenibilità.

L’attenzione è stata posta soprattutto sugli allevamenti – è lì che si concentrano i maggiori impatti della produzione di carne – ma anche su tutto il resto della filiera produttiva, che Inalca presidia dagli allevamenti alla lavorazione della carne fino alla distribuzione del prodotto finito. Il tutto con dei chiari obiettivi: rilanciare la popolazione bovina, rendere sostenibili gli allevamenti e valorizzare la produzione zootecnica italiana.

Con questo suo primo Bilancio di Sostenibilità, redatto in conformità allo standard internazionale GRI-Global Reporting Initiative e basato su “quattro capisaldi” (Condivisione del valore con il mondo agricolo, realizzazione di una Filiera integrata e sostenibile, Controllo degli impatti e consumi e Governance dei processi aziendali), l’azienda modenese ha mostrato di essere protagonista di un nuovo modello di produzione sostenibile, a partire appunto da una gestione integrata della filiera produttiva in Italia. Un modello virtuoso “replicabile in diversi Paesi nel mondo”, fa presente l’azienda, già presente in oltre 70 Paesi.

Ma la presentazione del Bilancio di Sostenibilità di Inalca è stata importante anche per un altro motivo: il suo accordo con Coldiretti, la più importante organizzazione del mondo agricolo italiano. Una vera e propria alleanza nata dalla necessità di ridurre gli impatti degli allevamenti italiani, quella siglata ad Expo, che mira a condividere metodi di produzione, procedure di controllo, valore economico e strategie da porre alla base della filiera produttiva delle carni bovine italiane.

Del resto, per migliorare concretamente l’impatto ambientale nella filiera produttiva delle carni bovine, sono necessarie analisi e misurazioni nelle attività agricole, nonché l’applicazione delle migliori tecniche in allevamento, dove si concentra appunto gran parte degli impatti ambientali.

“La realizzazione di una filiera bovina pienamente integrata e sostenibile è l’obiettivo costante della nostra azienda. E in questo contesto la condivisione dei valori con il mondo agricolo è un pilastro assolutamente portante”, ha spiegato Luigi Scordamaglia, AD di Inalca: “Nella nostra visione non può esistere uno sviluppo sostenibile senza una piena integrazione funzionale, economica ed etica con il mondo della produzione agricola primaria”.

La collaborazione tra Coldiretti e Inalca proseguirà con la realizzazione di progetti pilota e nuovi modelli di produzione agricola integrata e sostenibile, adattati alle varie specificità territoriali delle regioni del Sud e del Nord ed in grado di rilanciare la filiera bovina nazionale nel suo complesso, valorizzando la carne italiana in tutti i canali commerciali e mercati mondiali nelle decine di Paesi in cui l’azienda modenese già opera da anni.

“Lo sforzo per arrivare a realizzare una filiera dell’allevamento tutta italiana valorizzando anche i territori più sensibili, dalle aree collinari e montane a quelle interne del sud, è un obiettivo condiviso per dare piena sostenibilità all’offerta di carne italiana che va raggiunto anche assicurando con appositi contratti preventivi un prezzo equo agli allevatori”, ha sottolineato il Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo: “Solo con la distintività territoriale e del sistema di allevamento (sostenibilità, benessere, alimentazione) potremo dare futuro alla zootecnia bovina da carne Made in Italy”.

 

Qui il Bilancio di Sostenibilità completo di Inalca