In Italia consumi di carni moderati e sostenibili, come confermato dalla Clessidra Ambientale

  • La Clessidra Ambientale ha da sempre mostrato come per seguire una dieta equilibrata e quindi sostenibile si debba consumare carne in quantità moderata.
  • Gli italiani, il secondo popolo più longevo al mondo, seguono una dieta molto più equilibrata e sostenibile di quella della maggior parte dei Paesi considerati nella ricerca OMS, grazie al modello della Dieta Mediterranea.
  • Gli allevamenti italiani producono carni più magre e di migliore qualità rispetto a quella di allevamenti di altri Paesi.

Secondo una Monografia dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca contro il Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il cui estratto è stato anticipato oggi sulla rivista inglese Lancet Oncology, le carni trasformate e le carni rosse sarebbero da inserire fra le sostanze che possono causare il cancro rispettivamente nei gruppi 1 e 2A**, ossia nei gruppi per i quali esiste la correlazione tra un consumo eccessivo di carni rosse e salumi e l’insorgenza di tumori al tratto intestinale.

Il Progetto Carni Sostenibili, attraverso la Clessidra Ambientale contenuta nel rapporto “La sostenibilità delle Carni in Italia”, ha rivelato per primo come per avere una dieta corretta sia dal punto di vista nutrizionale che ambientale sia consigliabile consumare al massimo 400 grammi complessivi di carne alla settimana (140 gr. di carne bovina, 210 gr. di carni bianche e 50 gr. di salumi alla settimana).

I quantitativi medi suggeriti nella “Clessidra Ambientale” sono anche quelli mediamente consumati dagli italiani, che per motivi geografici e culturali seguono già una dieta equilibrata: quella mediterranea. La nostra Clessidra Ambientale, essendo una rappresentazione grafica degli impatti ambientali di una dieta completa e sostenibile come è appunto quella mediterranea (non a caso considerata patrimonio dell’Unesco), ha mostrato già un anno fa come un consumo moderato di carni sia raccomandabile per la salute.

La validità di questo modello alimentare è dimostrato dal fatto che gli italiani sono una delle popolazioni più longeve al mondo, con una speranza di vita alla nascita pari a 79,4 anni per gli uomini e a 84,5 anni per le donne (dati emersi dal primo Rapporto Bes elaborato dall’Istat e dal Cnel sul “Benessere Equo e Sostenibile”, presentato nel marzo 2013).

Troviamo dunque importante precisare due cose: la prima è che il rapporto IARC-OMS è stato eseguito su scala globale, considerando quindi contesti alimentari molto diversi da quelli italiani; la seconda è che gli animali allevati in Italia non sono uguali a quelli allevati in altri Paesi.

In altre parole, utilizzare dati provenienti da situazioni completamente diverse dalla nostra offre una posizione falsata rispetto alla realtà.

Gli italiani, proprio grazie al loro modello alimentare, consumano mediamente meno carne dei loro vicini europei, e ancora meno rispetto a nordamericani, sudamericani o australiani. Parlando della qualità, dei metodi di produzione, dei controlli e in generale delle caratteristiche della carne stessa, invece, non ha senso sminuire il contesto italiano paragonandolo a quello di altri Paesi, soprattutto se extra-europei.

La IARC si riferisce insomma a dati provenienti da studi epidemiologici, peraltro noti da tempo, che non tengono conto delle peculiarità della produzione nazionale di carne rossa e salumi. È noto, infatti, che i fattori che rappresenterebbero un rischio per la salute (presenza di grasso e abbondanza di additivi nei prodotti trasformati) non sono certo propri della produzione italiana di carni bovine e suine e dei prodotti di salumeria.

Invece di demonizzare inutilmente un alimento importante e nobile come la carne, o addirittura proporre etichettature completamente inopportune per il bene della salute dei consumatori, sarebbe invece necessario che Istituzioni ed Enti preposti considerassero anche le  centinaia di altri fattori che possono concorrere all’insorgenza dei tumori. Consigliando alla popolazione mondiale e occidentale in particolare una dieta più equilibrata e una maggiore disposizione alla regolare attività fisica.

 

 
(** gruppo 1 contiene carcinogeni umani certi che al momento di questa pubblicazione sono 113 agenti; il gruppo 2A comprende carcinogeni probabili per l’uomo e contiene 66 agenti) (http://www.airc.it/cancro/disinformazione/cancerogeni-gruppo-1/)

 

2 Risposte

  1. Grazie per il commento. Siamo assolutamente d’accordo con lei. Questo nostro progetto in effetti ha anche questo scopo, e speriamo di contribuire al meglio alla diffusione di queste informazioni corrette.

  2. andrea scarabello

    ogni episodio che coinvolge la carne e che va a finire in televisione si ripercuote lungo la filiera in maniera esponenziale, anche quando, la notizia poco a che vedere con le realtà produttive italiane. c’è bisogno di tanta informazione (no pubblicità) in modo da far capire alla signora che ogni giorno va al mercato che la carne di bovino, il pollo, il maiale o le verdure prodotte in italia sono diverse da quelle che arrivano da altri paesi/continenti.