Il ruolo della FAO per un allevamento sostenibile

L’allevamento del bestiame, secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), è fondamentale per il sostentamento di gran parte della popolazione mondiale, specialmente nelle aree dove si vive ancora in povertà. La domanda globale dei prodotti d’origine animale sta aumentando, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, grazie alla progressiva urbanizzazione, alla crescita demografica e all’aumento dei redditi della popolazione.

Si stima che la domanda crescerà del 70%, per sfamare una popolazione mondiale che entro il 2050 raggiungerà il traguardo dei 9.6 miliardi di persone. Si prevede che la produzione globale di carne aumenti più del doppio, da 229 milioni di tonnellate nel 1999/2001 a 465 milioni di tonnellate nel 2050, e quella del latte da 580 a 1043 milioni di tonnellate. L’aumento della domanda di questi prodotti rappresenta una grande opportunità per circa 1 miliardo di poveri che dipendono proprio dall’allevamento del bestiame, come fonte di sostentamento e di guadagno.

La crescente richiesta di prodotti animali viene soddisfatta soprattutto grazie alla rapida espansione di moderne forme di allevamento intensivo, ma anche i sistemi tradizionali continuano ad esistere. Questa realtà necessita di essere posizionata in un contesto di risorse naturali limitate, visto che il settore zootecnico esercita una pressione importante su molti ecosistemi, sulla biodiversità, sulla qualità dell’acqua e del terreno e sull’impatto ambientale globale.

L’allevamento del bestiame contribuisce per il 14,5% all’emissioni di gas serra, influendo in modo rilevante sul problema dei cambiamenti climatici. Quindi, se da una parte questo settore fornisce cibo ad alto valore nutrizionale, con importanti e positive implicazioni economiche e sociali, contribuendo alla sicurezza alimentare e alla riduzione della povertà, il suo sfruttamento delle risorse è però elevato.

In tutto questo contesto, la FAO supporta lo sviluppo sostenibile dell’allevamento del bestiame, col proposito di ridurne l’impatto ambientale e l’utilizzo delle risorse e contemporaneamente aumentarne l’efficienza produttiva. Questa esigenza è sempre più riconosciuta tra i produttori, la società e i governi e sono state messe in atto iniziative concrete per migliorare efficacemente l’utilizzo delle risorse naturali.

In particolare sono stati istituiti due partenariati, in cui la FAO è attivamente coinvolta, che riunisce molte parti interessate (i governi, il settore pubblico e privato, i produttori, la società civile, le organizzazioni internazionali comunitarie, la ricerca e il mondo accademico, i donatori che si impegnano a finanziare i diversi progetti della FAO):

L’Agenda Globale per l’Allevamento Sostenibile mira a catalizzare l’azione delle parti interessate, con lo scopo di:

  • Aumentare l’efficienza produttiva: nel settore lattiero-caseario, ad esempio, attraverso il miglioramento della salute e nutrizione degli animali, è possibile aumentare le produzioni diminuendo le risorse utilizzate, proteggendo l’ambiente e garantendo la sicurezza alimentare.
  • Rivalorizzare le praterie: nel sistema di allevamento estensivo, ad esempio, la corretta gestione del pascolo permette di aumentare le produzioni, lo stoccaggio del carbonio nel suolo e di proteggere la biodiversità e la qualità dell’acqua. Ridimensionando il numero di animali allevati e l’utilizzo di fertilizzanti, è possibile aumentare la quantità e la qualità del foraggio.
  • Migliorare la gestione del letame: nel sistema di allevamento intensivo, ad esempio, la gestione appropriata del letame permette di ridurre l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, grazie alla produzione di biogas e all’utilizzo degli effluenti come fertilizzante. L’energia e i nutrienti recuperati possono sostituire il carburante e i fertilizzanti sintetici.Il Partenariato sulla Valutazione Ambientale e Prestazioni dell’Allevamento (LEAP), fondato nel 2012, si concentra sullo sviluppo di linee guida specifiche di settore, per quantificare e monitorare l’impatto ambientale e le prestazioni del settore zootecnico. L’iniziativa è il risultato di un processo di consultazione avviato già nel 2010 tra il reparto di Produzione Animale e Salute della FAO ed un gruppo di rappresentanti del settore alimentare e dell’agricoltura.

Il dialogo continuo tra le parti interessate (governi, settore privato e società civile), incentrato sull’individuazione degli obbiettivi e sul consenso ad impegnarsi a lavorare insieme, ha reso possibile sviluppare il progetto, con lo scopo di creare una collaborazione tra le diverse parti interessate ai fini dell’analisi comparativa, monitoraggio e miglioramento delle prestazioni ambientali di tutta la filiera zootecnica, tenendo in considerazione le positive conseguenze sociali ed economiche.

Grazie alle competenze tecniche, analitiche e di ricerca, attraverso lo scambio di dati e di informazioni organizzate in apposite banche dati, questa azione collettiva consentirà una migliore comprensione e gestione dei fattori chiave che influenzano le prestazioni del settore zootecnico e il suo impatto ambientale. La FAO si impegna a fornire valutazioni complete e affidabili degli impatti ambientali del settore zootecnico, il potenziale di diminuzione e gli effetti concomitanti sulla sicurezza alimentare e sulla riduzione della povertà. Questo è fondamentale per poter stimolare il dialogo politico e intraprendere la giusta direzione strategica da seguire.

Susanna Bramante

Susanna Bramante è agronomo e divulgatrice scientifica. Autrice e coautrice di 11 pubblicazioni scientifiche e di numerosi articoli riguardanti l’alimentazione umana e gli impatti della stessa sulla salute e sull’ambiente, nel 2010 ha conseguito il titolo di DoctorEuropaeus e Ph. Doctor in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti nei Paesi a Clima Mediterraneo. Cura GenBioAgroNutrition, “un blog a sostegno dell’Agroalimentare Italiano, della Dieta Mediterranea e della Ricerca Biomedica, contro la disinformazione pseudoscientifica”, che aggiorna quotidianamente.