Il falso mito del vitello allevato “in gabbia”

Abbiamo parlato in un precedente post di quanto sia duro a morire il mito dei polli da carne allevati in gabbia. Analoghe considerazioni e false credenze valgono per l’allevamento dei vitelli a carne bianca. Anche in questo caso, contrariamente a quanto comunemente si crede, non è consentito l’allevamento in gabbia. Gli animali devono infatti rimanere esclusivamente in box e in gruppi per rispettare le caratteristiche di elevata socialità che caratterizzano il comportamento di questi animali.

A questo proposito le norme sono stabilite dal Decreto Legislativo 7 luglio 2011, n. 126 e prevedono che nessun vitello di età superiore alle otto settimane sia rinchiuso in un recinto individuale, e che ognuno di questi recinti individuali non debba avere muri compatti, ma pareti divisorie traforate che consentano un contatto diretto, visivo e tattile tra i vitelli.

Per quanto riguarda i vitelli allevati in gruppo, invece, lo spazio libero disponibile per ciascuno di essi varia in funzione del peso: deve essere pari ad almeno 1,5 metri quadrati per ogni vitello di peso vivo inferiore a 150 kg, ad almeno 1,7 metri quadrati per ogni vitello di peso vivo pari o superiore a 150 kg ma inferiore a 220 kg, e ad almeno 1,8 metri quadrati per ogni vitello di peso vivo pari o superiore a 220 kg.

Inoltre, si devono garantire isolamento termico, riscaldamento, ventilazione e giusta illuminazione, al fine di mantenere l’ambiente sano e favorire la crescita e il benessere dei vitelli. Oltre a queste condizioni, i locali di stabulazione devono poter consentire ad ogni vitello di coricarsi, giacere ed alzarsi senza difficoltà. I pavimenti non devono essere sdrucciolevoli e non avere asperità per evitare lesioni; non solo, devono essere costruiti in modo da non causare lesioni o sofferenza ai vitelli in piedi o coricati ed essere adeguati alle dimensioni e al peso, costituendo una superficie rigida, piana e stabile.

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