Il cibo nella salvaguardia di territori e paesaggi

Il consumatore globale è sempre più interessato alle filiere agroalimentari, perché è diventato attento alla qualità nutrizionale degli alimenti e agli impatti generati dalla filiera su ambiente, economia e società. Le stesse tematiche vengono affrontate dalla scienza e dalla politica, con l’obiettivo di fornire ai decisori gli strumenti per attuare politiche agro-ambientali coerenti.

La produzione agroalimentare e la reputazione gastronomica italiana, del resto, nascono da specificità locali. Se non si salvaguardano territori e paesaggi, e non si usano sostenibilmente le risorse naturali, le filiere agro-alimentari rischiano di perdere il loro ruolo socio-economico e ambientale.

I cambiamenti climatici rappresentano una ulteriore minaccia per gli agro-ecosistemi, soprattutto nel Mediterraneo dove, a una minore disponibilità di acqua corrisponde una minore produttività delle colture. La ricerca in agricoltura ha accolto la sfida per limitare queste minacce e ha prodotto le innovazioni per utilizzare in modo sostenibile le risorse idriche.

Considerata l’importanza e attualità del tema, il Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) ha ritenuto opportuno organizzare un evento con l’obiettivo di avviare un confronto tra i principali attori del settore. L’obiettivo è stata la condivisione paritaria dei saperi e delle esigenze di tutti i protagonisti delle filiere agroalimentari, considerando gli aspetti salutistico-nutrizionali, economici, merceologico- tecnologici ed agronomici attraverso un approccio “from fork to farm” (dalla tavola al campo).

E così il 22 ottobre si è tenuto un interessantissimo workshop internazionale presso EXPO dal titolo “Il gusto della ricerca: Menù à la carte… di Milano: impatto dei cambiamenti climatici sulla dieta”. Numerosi e importanti i temi proposti: dal risparmio idrico all’impatto degli allevamenti zootecnici, fino ai metodi sostenibili di produzione vitivinicola.

L’evento CREA, organizzato da Marcello Mastrorilli e Raffaella Zucaro, è stato un’occasione per parlare degli impatti effettivi del settore zootecnico italiano. “L’allevamento non richiede di per sé grandi quantità d’acqua, se non per la produzione di foraggi o mangimi”, hanno spiegato gli esperti CREA: “La maggior parte di quest’acqua è acqua verde che deriva da fonti rinnovabili (ad esempio precipitazioni). Lo sforzo maggiore, quindi, deve essere orientato al miglioramento delle tecniche di irrigazione e all’adozione di sistemi colturali che utilizzino in modo efficiente le risorse idriche dell’ecosistema disponibili (acque sotterranee e acque superficiali, insieme alle acque utilizzate a scopo domestico nei locali zootecnici).

Durante l’evento milanese, il condirettore di Assica Aldo Radice ha anche parlato del Progetto Carni Sostenibili, che attraverso la Clessidra Ambientale ribadisce quanto la Dieta Mediterranea e quindi il modello alimentare seguito dalla maggior parte degli italiani siano un’ottima risposta alle sfide di questo secolo, collocandosi perfettamente all’interno di una dieta sostenibile, sia per la salute che per l’ambiente. E per il portafogli.

Il seminario si è svolto in due momenti. Nel primo sono stati affrontati, dal punto di vista scientifico e normativo, il tema dell’acqua nella produzione primaria e le prospettive di innovazione fornite dalla ricerca. Nella seconda parte, attraverso una degustazione di ottimi salumi, cibi e vini italiani sostenibili – coerente con gli scenari presentati, i produttori presenti hanno illustrato le loro tecniche di produzione rispettose dell’ambiente.

Un evento molto interessante, in cui è stato dimostrato una volta di più quanto la tutela dei nostri territori, insieme a quella delle nostre eccellenze eno-gastronomiche, sia fondamentale nel perseguire la sostenibilità del settore agro-alimentare. “I modelli di sviluppo agricolo del prossimo futuro  per una reale crescita economica e sociale, dovranno sempre più valorizzare la terza dimensione dell’agricoltura produttiva, attraverso il riconoscimento del valore economico dei servizi ecosistemici a favore della collettività”, ha spiegato Michele Pisante, Commissario Delegato del CREA: “In particolare quelli agroecologici come la valorizzazione della biodiversità dei suoli, il sequestro del carbonio, la ritenzione di acqua, la stabilità e la resilienza dell’ecosistema e le funzioni di impollinazione”.