I prodotti a km zero sono sostenibili?

A volte, l’analisi del ciclo di vita dei prodotti consente di analizzare i processi con una logica di sistema completo portando a risultati e considerazioni non intuitive. Una di queste è ad esempio quella per cui si considerano ambientalmente “sostenibili” i prodotti a km 0, intesi come quelli che per arrivare dal luogo di produzione a quello di vendita e consumo percorrono il minor numero di chilometri possibile.

L’idea di fondo sarebbe quella di ridurre l’impatto ambientale che il trasporto di un prodotto comporta diminuendo ad esempio le emissioni di anidride carbonica. Non è scontato, però, che consumare prodotti locali comporti un riduzione emissioni di CO2 complessive dell’alimento, in quanto è abbastanza semplice dimostrare che il trasporto ha un impatto quasi irrilevante rispetto al ciclo complessivo.

Confrontando l’impatto relativo alla produzione e alla distribuzione di differenti prodotti agroalimentari, è evidente come il trasporto sia rilevante solo per quelli caratterizzati da una filiera “semplice”, come ad esempio l’ortofrutta. Nel caso di prodotti più complessi, come le carni o i formaggi, il carico ambientale associato alla distribuzione e pressoché irrilevante considerando gli impatti di filiera.

Per questa ragione per le filiere complesse è molto più importante puntare a processi efficienti e poco impattanti, piuttosto che a prodotti “vicini”. Il vantaggio del “km 0” lo si ha sotto altri punti di vista, quali la promozione del patrimonio agroalimentare regionale e la spinta a riscoprire l’identità territoriale e culturale.

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