I consumi di carne in Italia e nel mondo

I consumi di carne nel mondo, si sa, sono destinati a crescere nei prossimi anni, e anche di molto. Ecco perché è fondamentale trovare metodi di produzione e di consumo della stessa più sostenibili. Nel 2011 la disponibilità teorica mondiale di carne è arrivata a circa 300 milioni di tonnellate annue, di cui poco meno del 50% nel solo continente asiatico. Che, a partire dall’inizio degli anni ’90, ha contribuito in maniera maggiore alla crescita dei volumi. Europa e Nord America? In realtà contribuiscono in modo più limitato, con valori che concorrono rispettivamente a poco meno del 20% e del 15%.

Le specie più consumate sono il suino, il pollo e il bovino, anche se con trend annui differenti: il consumo di carne bovina è sostanzialmente stabile da oltre 20 anni, mentre nello stesso periodo i consumi di carne avicola sono pressoché raddoppiati.

Seppur con alcune differenze tra le varie specie, è appunto indubbio che i consumi di carne abbiano subito, da 20 anni a questa parte, un netto incremento a livello globale. Vale però la pena soffermarsi sulle singole regioni mondiali, per vedere come e dove le abitudini alimentari delle persone si siano modificate nel tempo. Per far questo, si possono analizzare i dati di disponibilità teorica pro capite nelle stesse zone già studiate.

Anche in questo caso si evidenziano differenze sostanziali tra le varie regioni del mondo: i Paesi del Nord America, infatti, fanno registrare un consumo apparente molto più alto rispetto a quello degli altri continenti. I Paesi asiatici, che sono diventati i primi consumatori globali in volume, risultano in effetti tra quelli con il valore pro capite inferiore, anche se in sostanziale crescita a partire dalla fine degli anni ’80.

Troppa carne o troppo squilibrio tra i Paesi del mondo? L’analisi dei dati di consumo mondiale, ma soprattutto la loro variabilità da regione a regione, porta alla considerazione che è sempre molto critica la correlazione diretta tra consumo di carne e sostenibilità, senza che questa venga contestualizzata.

Affermazioni come “si mangia troppa carne” o “i consumi di carne sono insostenibili” dovrebbero essere contestualizzate alla luce di dati come questi, per comprendere se ciò è vero in assoluto o è più vero in alcune parti del mondo.

Ovviamente il lavoro fatto nella stesura del rapporto su “La sostenibilità delle carni e dei salumi in Italia” offre solo una visione preliminare del problema, che potrebbe essere approfondito con un’analisi di maggior dettaglio. Tuttavia, appare abbastanza chiaro che:

  • i consumi di carne sono in aumento sia in virtù del maggiore consumo pro capite in alcune aree del mondo, sia (e soprattutto) per l’incremento della popolazione globale;
  • esiste un forte squilibrio tra regioni del mondo: il consumo pro capite di carne in Nord America è di oltre 4 volte superiore a quello medio africano;
  • il consumo di carne bovina in Europa non mostra incrementi sostanziali dalla fine degli anni Novanta.

Per quanto riguarda i consumi di carne in Italia, si è deciso di mettere a confronto i dati di consumo apparente, disponibili nel database FAOSTAT, con quelli di consumo reale. A questo scopo sono state analizzate diverse fonti pubbliche citate in bibliografia. Nonostante sia piuttosto complesso identificare un dato univoco di consumo reale o apparente, i risultati permettono di fare alcune considerazioni di massima.

Entrando nel dettaglio dei dati analizzati, si osserva come il valore di consumo apparente si aggiri attorno ai 230 g di carne pro capite al giorno, mentre quello del consumo reale è pari a circa 110 grammi: sono circa 40 kg a testa all’anno, cifra ben diversa da quelle che girano in tv, online o sui vari media. La differenza fra consumo reale e consumo apparente è peraltro coerente ai dati di resa media tra la carne edibile e la carcassa degli animali.

 

Redazione Carni Sostenibili