Gravidanza, effetti della carne nella gestante

L’alimentazione materna è fondamentale per lo sviluppo fetale. La dieta deve essere varia ed equilibrata e collimare con il fabbisogno alimentare necessario in gravidanza, periodo in cui è fondamentale l’apporto di lipidi e l’introito di acidi grassi essenziali (acidi grassi a lunga catena EPA e DHA), per lo sviluppo cerebrale e nervoso del feto.

La carne è l’unico alimento che contiene tutte queste sostanze (acidi grassi essenziali, ferro e vitamina B12). Il cervello è formato da neuroni che contengono i neurotrasmettitori; essi derivano dagli amminoacidi, dalle vitamine e dalle proteine. I neuroni si formano nell’embrione (in ostetricia, il prodotto del concepimento sino alla fine del terzo mese di vita intrauterina) e non sono affatto rigenerati quando muoiono; le sostanze incorporate nella carne (vitamina B12, ferro e acidi grassi a lunga catena) contribuiscono a mantenerli vitali.

L’ippocampo, zona del cervello che si trova nel sistema limbico, agisce sull’apprendimento e sulla memoria; per assolvere a queste funzioni, incamera i messaggi e li studia per mezzo di molecole, dette neurotrasmettitori, che sono intercettate dai recettori. I messaggi si estendono da neurotrasmettitore a neurotrasmettitore per mezzo di reazioni elettrochimiche.

Il cervello ovviamente ha bisogno di “carburante”, che assorbe con i cibi (la carne è il miglior carburante). In gravidanza è necessario anche un adeguato apporto di minerali, che serviranno al nascituro per edificare l’apparato scheletrico; sono importanti, dunque, il calcio, per la calcificazione delle ossa (contenuto nei prodotti lattiero-caseari) e il ferro, essenziale per l’aumento della massa ematica (ne sono ricche le carni rosse).

Durante i primi mesi di gravidanza (i primi tre sono cruciali) il feto sottrae alla madre le riserve di ferro. Se la gestante è vegana o vegetariana-fruttariana, o esclude completamente dall’alimentazione cibi ricchi di ferro eminico come carne e pesce, la sottrazione del poco ferro a disposizione provoca nel suo organismo una forma di anemia sideropriva.

L’assunzione di carne nella gestante è fondamentale poiché compensa l’aumento del fabbisogno di ferro nel feto. Una sostanziale differenza riguarda l’assorbimento del ferro: la piccola quantità contenuta negli alimenti di origine vegetale (ferro non eminico) viene poco assorbita, mentre quella che troviamo nella carne (e nei pesci), molto più consistente, è maggiormente assorbita dall’organismo ed equilibra il fabbisogno del feto (emina = composto di carattere salino contenente ferro; costituisce, con la globina, un prodotto di scissione dell’emoglobina).

Un altro ruolo essenziale, in gravidanza, è svolto dalle vitamine; la loro carenza influisce negativamente nello sviluppo embrionale e fetale. Nella carne sono presenti le vitamine B9 e B12 in quantitativi superiori ad ogni altro alimento (la B12 soprattutto). Come per il ferro, la carenza di vitamina B12 provoca anemia e ritardi nella crescita somatica e cognitiva (prof. G. Pulina, 2012).

In gravidanza si deve comunque evitare il consumo di carni crude, che potrebbero danneggiare il feto per la presenza di un parassita (toxoplasma g.), trasmesso da alimenti contaminati e dalle deiezioni (feci e urine) di animali portatori. Per premunirsi, oltre che mangiare carne cotta (la cottura inattiva il parassita), bisogna lavarsi accuratamente ogniqualvolta si è a contatto con felini e pulire bene frutta e verdura.

 

Dott. Alfonso Piscopo Dirigente Veterinario ASP di Agrigento

 

Sintesi estratta dall’articolo “LA CARNE NUTRIENTE INDISPENSABILE AL SOSTENTAMENTO DELL’UOMO SIN DAL CONCEPIMENTO” Eurocarni n° 5/2012 Autore Piscopo A. per cui è stato elaborato questo scritto.