Gli allevamenti in stalla causano inquinamento idrico?

Gli allevamenti in stalla sono accusati di essere una causa di inquinamento idrico. E’ davvero così? Le deiezioni animali sono molto ricche di azoto e un loro spandimento incontrollato sui suoli potrebbe in effetti generare dei problemi ambientali alle falde. La direttiva nitrati pone però un limite molto chiaro a questo problema, definendo delle soglie massime di inquinante che il terreno può ricevere, a seconda che ci si trovi o meno in presenza di aree vulnerabili.

Per ovviare a questo problema, i liquami reflui zootecnici e gli scarti di macellazione vengono sempre più spesso utilizzati per la produzione di biogas e, quindi, di energia termica ed elettrica. Questo avviene grazie a impianti di digestione anaerobica di biomasse che sono in grado di trattare, oltre ai fanghi prodotti dagli impianti di depurazione, i reflui zootecnici e gli scarti di macellazione quali ad esempio il rumine e il sangue.

Il biogas prodotto viene normalmente impiegato nelle stesse aziende attraverso impianti di cogenerazione finalizzati alla produzione combinata di energia elettrica e termica con due vantaggi: da un lato la produzione di energia senza l’utilizzo di combustibili fossili, dall’altro la riduzione degli scarti da trattare. Il risultato della digestione anaerobica (il digestato) è anche un prodotto idoneo all’utilizzo in agricoltura come fertilizzante organico per produzioni biologiche.

 

Redazione Carni Sostenibili