Gli allarmismi non servono né alla scienza né alla società

Bisogna evitare di continuare a costruire allarmismi e spauracchi legati agli effetti negativi che la carne potrebbe avere sulla salute. E’ in sostanza questo l’appello di un gruppo di esperti provenienti da diverse discipline che, in un commento dall’esplicito titolo “Gli schemi di classificazione per la cancerogenicità sulla base del pericolo di identificazione sono diventati obsoleti e non servono né alla scienza né alla società” pubblicato dall’International Society for Regulatory Toxicology and Pharmacology, spiegano come l’Agenzia per la Ricerca sul Cancro (IARC) e il Sistema mondiale armonizzato di classificazione ed etichettatura delle sostanze chimiche (GHS) delle Nazioni Unite utilizzino appunto schemi superati, quando si tratta di valutare il rischio di contrarre il cancro.

La notizia è passata quasi inosservata dai media, al contrario del clamore suscitato a fine 2015 dalla scorretta interpretazione sull’inserimento delle carni rosse e trasformate nella lista degli alimenti da condannare preventivamente da parte di IARC e OMS. Ma vale la pena evidenziare questa presa di posizione da parte di alcuni studiosi che, nel loro interessante documento, spiegano come l’applicazione di tali vecchi approcci e schemi di classificazione possano portare ad allarmismi e a preoccupazioni infondati, e di conseguenza a delle politiche errate.

“Questo unico processo di identificazione del rischio pone sostanze chimiche con effetti e modalità d’azione anche molto diversi fra loro nella stessa categoria”, spiega uno degli autori del documento, Alan Boobis, professore presso il Dipartimento di Medicina all’Imperial College di Londra: “Le conseguenze sono emergenze sulla salute inutili e diversione inutile di fondi pubblici”.

Nel loro articolo, gli autori concludono che la ricerca della pericolosità basata sul solo rischio può svolgere sì un ruolo nella valutazione del rischio, ma è “inadeguata” per guidare verso appropriate decisioni nella gestione dello stesso. Del resto, spiegano gli studiosi, non si può continuare a dividere le sostanze in cancerogene e non-cancerogene come si faceva negli anni ’70. Gli esperti sollecitano quindi l’adozione di strategie moderne, che evitino di portare alla “fabbricazione di crisi sanitarie”.

Il messaggio insomma è chiaro: evitiamo altri allarmismi inutili e usiamo meglio quei soldi pubblici che, invece di essere usati in modo proficuo, vengono sprecati generando preoccupazioni inutili nella popolazione. Proprio come la questione IARC/OMS, espressamente citata dagli studiosi, ci ha mostrato poco più di un anno fa. “Serve subito un’iniziativa internazionale per accordarsi su una metodologia per la valutazione del rischio cancerogeno”. Nell’attesa che questa arrivi, confidiamo nella corretta informazione da parte dei media e dell’intero mondo scientifico.

 

Redazione Carni Sostenibili