Etichettatura: al via l’indicazione d’origine sulle carni fresche

Mercoledì primo aprile 2015 è scattato l’obbligo in tutta l’Unione europea di etichettare le carni fresche, refrigerate o congelate suine, ovine, caprine e pollame. L’intento è quello di indicarne con maggior trasparenza l’origine. Un provvedimento che, vale la pena ricordarlo, per le carni bovine era già stato preso in Europa ben tredici anni fa. Per le carni di pollame esistevano invece in Italia già dei provvedimenti: nel luglio 2004 un decreto del MiPAAF obbligava a indicare l’origine (“Nato, allevato e macellato in…”) qualora si volessero dare informazioni volontarie su modalità di allevamento, alimentazione, tipo genetico, età alla macellazione ecc. Nel 2005, a seguito dell’allarme per influenza aviaria (nemmeno un solo caso in allevamenti italiani!), il Ministero della Salute emise un’ordinanza che imponeva l’indicazione del codice identificativo dell’allevamento di provenienza delle carni.

Il regolamento europeo 1337/2013, attuativo del Regolamento della Commissione europea 1169/2011 entrato in vigore il 13 dicembre 2014, stabilisce che i consumatori europei possano leggere in etichetta il luogo dell’allevamento e della macellazione, mentre l’origine potrà apparire, su base volontaria, se la carne è ottenuta da animali nati, allevati e macellati nello stesso Paese.

In pratica, potremo sapere se l’animale è “Allevato in…” e in seguito “Macellato in…” un determinato Stato membro, oppure in un Paese terzo. Con l’“Origine…”, invece, si indica se l’animale stesso è nato, allevato e macellato in un unico Stato membro o in un Paese terzo. Ad esempio, solo se l’animale è nato, allevato e macellato in Italia si potrà scrivere “Origine: Italia”. In caso contrario, si dovrà indicare “Allevato in…” con il nome del Paese in cui è avvenuto gran parte dell’allevamento.

Il nuovo regolamento non si applica alle carni di coniglio, di cavallo e ai salumi, così come tutte le frattaglie e le carni salate, in salamoia, secche, affumicate o cotte. “Con questo intervento la Comunità pone una serie di regole chiare, uniformi e auspicabilmente stabili per gli operatori del settore”, ha dichiarato a tale proposito il Direttore di Assica, Davide Calderone: “Si tratta di una soluzione che Assica ha sempre appoggiato per evitare di aggiungere solo all’industria nazionale i costi di un’etichettatura obbligatoria, visto che l’etichettatura di origine volontaria è sempre stata possibile”.

“Questo regolamento, così come ogni strumento che rende più trasparente l’etichetta, va nella giusta direzione”, ha comunicato il ministro Maurizio Martina: “Per noi l’origine dei prodotti è fondamentale e per questo motivo continueremo un serio impegno sull’origine come tratto distintivo del lavoro delle nostre aziende e per una più forte garanzia per la sicurezza dei consumatori”.