Diete estreme, ricompare il rachitismo infantile

Il bambino molto piccolo posto a seguire una dieta che non è equilibrata, in cui non sono presenti tutti i nutrienti che sono fondamentali per una crescita importante come quella che avviene nei primi anni di vita e che si ripete poi nell’adolescenza, viene esposto a dei danni neurologici perché alcune sostanze, come la vitamina B12, non sono presenti altro che nelle carni e nei derivati del latte o nelle uova.

Quindi escludere dalla dieta completamente questi alimenti per un bambino piccolo significa rischiare di compromettere la conclusione della formazione del sistema nervoso centrale, che continua dopo la nascita, e di creare dei danni neurologici importanti.

Inoltre, ci sono altri micronutrienti che sono fondamentali, come il ferro, lo zinco o il calcio, senza i quali si può andare incontro a una carenza di ferro e quindi a delle anemie anche di grado estremo, per cui noi medici siamo costretti alla trasfusione, o viceversa dei quadri di rachitismo che sono collegati alla carenza di calcio e che intervengono sull’ossificazione – quindi alterazioni importanti dell’osso – e, nei gradi estremi di ipocalcemia, anche a livello cardiaco.

Ci è capitato di ricoverare nell’ultimo periodo dei bambini molto piccoli con quadri neurologici di irritabilità e sopore, o bambini con delle anemie da carenza di ferro molto gravi o bambini con un quadro di rachitismo: tutte queste situazioni sono collegate a degli errori nutrizionali, a mancanza completa di assunzione di carne e uova e a un’alimentazione esclusivamente con latte nei bambini con anemia molto grave; o viceversa una dieta molto estrema vegetariana, in particolare vegana non supplementata, in bambini sotto l’anno di vita.

Sul piano della comunicazione non è una partita facile, questa, perché chi fa delle scelte estreme sul piano dell’alimentazione a volte pensa che ci sia un complotto per ostacolare questa sua scelta. Quindi l’atteggiamento prescrittivo del medico classico ha poche chance di avere una breccia nel correggere appunto delle distorsioni.

Io credo che si debba spiegare tutto ciò scientificamente, nel modo più semplice possibile, in modo che sia comprensibile per l’interlocutore. Mettendo però questi genitori di fronte alle loro responsabilità.

Penso che una fonte di informazione a cui i giovani genitori attendono sia il Web, e in particolare i social network. Sono informazioni quindi che vengono gestite in maniera molto semplice, tra gruppi di pari, in cui la reale portata scientifica delle scelte – se loro vanno in una direzione unica, acquisendo quel tipo di confronto e di informazioni – diventa un punto di vista un po’ privo dell’apporto scientifico che dovrebbe correggere delle scelte estreme.

Probabilmente in questo i medici sbagliano. Sono abituati a una prescrizione, a contrastare in modo un po’ dogmatico. Invece devono intervenire, devono raccontare storie vere, però corredandole con dati scientifici in modo da essere un contraltare alla disinformazione del Web.

Annunziata Di Palma – Primario del reparto di pediatria dell’ospedale Santa Chiara di Trento

Fonte: Simposio Scientifico Internazionale “Il ruolo della carne nell’alimentazione umana”