Diabete, perché la carne può rivelarsi protettiva

Il diabete è una malattia cronica che porta l’incapacità da parte dell’organismo di gestire i livelli di glucosio, causando un eccesso di zuccheri nel sangue. La forma più frequente è il diabete di tipo 2, che si manifesta soprattutto nelle persone obese e in sovrappeso, e si può prevenire attraverso l’alimentazione e uno stile di vita sano. A questo proposito la carne ha un ruolo importante nell’alimentazione del diabetico e può rivelarsi protettiva. Il nemico numero uno di chi soffre di diabete infatti sono i carboidrati, per cui è fondamentale evitare picchi di zucchero nel sangue, causati da alimenti ad alto indice glicemico, come bevande zuccherate, pasta, pane, pizza, patate, riso bianco e cereali raffinati, frullati e succhi di frutta molto zuccherina e frutta disidratata.

A questo proposito la carne si rivela un alimento ideale, grazie al suo indice glicemico pari a zero e all’assenza di carboidrati, due attributi che contribuiscono ad evitare quelle impennate di glicemia tanto pericolose, non solo per i diabetici. In particolare la carne bianca come il pollame si è rivelata protettiva proprio nei confronti del diabete mellito di tipo 2, ed il suo consumo è associato ad un minor rischio di sovrappeso, di obesità, di malattie cardiovascolari e di cancro.

D’altro canto esistono invece alcuni studi che mostrano che la carne rossa, per lo più processata, aumenta il rischio di diabete di tipo 2. Bisogna precisare però che questi studi fanno riferimento ad un consumo smodato di carne rossa trasformata e quindi si parla di “eccessi” che aumentano solo lievemente il rischio.

Si tratta inoltre di studi osservazionali: questo significa che quanto osservato potrebbe dipendere in realtà da altri fattori collegati al consumo di carne rossa e non dalla carne rossa in sé. Un piccolo esempio: se chi mangia molta carne rossa introduce contemporaneamente anche una quantità minore di una componente protettiva nei confronti del diabete, ad esempio mangia poca fibra, allora la causa del diabete non è la carne rossa, ma la mancanza di quella fibra protettiva.

Finora poi si è sempre puntato il dito contro i grassi saturi della carne, in quanto i diabetici sono ad altissimo rischio di sviluppare malattie cardiache e questi grassi sono sempre stati considerati come i “cattivi” e i principali responsabili di questo tipo di patologie e di obesità.

Le conoscenze attuali spezzano invece una lancia a favore dei grassi saturi, a discapito ancora una volta dei carboidrati: il recente studio PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology), uno degli studi epidemiologici più completi al mondo pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet, ha evidenziato che una dieta ricca di carboidrati è associata a un maggior rischio di mortalità e malattie cardiovascolari, ribaltando quello che si è sempre ritenuto di sapere finora sui grassi, che non sarebbero più i veri colpevoli di queste patologie.

Al contrario, i grassi saturi sono correlati non solo ad un più basso rischio di mortalità, ma non è stata trovata associazione nemmeno con le malattie cardiovascolari e infarto miocardico, mostrando addirittura un’associazione inversa con l’ictus. Lo studio conclude che, alla luce di questi risultati, tutte le linee guida alimentari globali dovrebbero essere riconsiderate.

E cosa dire di chi sostiene invece che la dieta vegana sia la migliore strategia di prevenzione del diabete? Andando ad approfondire lo studio che mostra che la dieta vegana è più efficace nel controllare la glicemia si può notare che il vantaggio della dieta vegana è in realtà molto basso, mentre ci sono altri studi che evidenziano effetti molto più potenti con altri tipi di diete, come la low-carb diet, cioè a basso contenuto di carboidrati o le diete iperproteiche, dove la carne e gli alimenti animali sono ben rappresentati. Oppure la nostra dieta mediterranea, che è in definitiva la migliore opzione per la prevenzione del diabete.

Il vantaggio di una dieta vegana ben condotta deriva dall’alto apporto di fibre che abbassano la glicemia, vantaggio che si ottiene comunque anche con la dieta mediterranea. Quest’ultima, inoltre, non ci porta a dover rinunciare a una categoria sostanziale di alimenti, che rendono la dieta vegana un regime alimentare “punitivo”, oltre che a rischio di carenze di calcio, vitamina D e del gruppo B. Infatti, queste dovranno essere integrate nel paziente diabetico che sceglie di seguire un regime alimentare estremo come quello vegano, che non a caso non è consigliato da nessuna delle istituzioni di diabetologia esistenti a livello planetario.

Altro dettaglio importante: escludendo la carne e tutti gli alimenti di origine animale fa proprio crescere il pericolo di eccedere con i carboidrati, per poter compensare la mancanza di un ampio gruppo di alimenti, aumentando il rischio di diabete anziché diminuirlo.

Tutte le linee guida ufficiali per l’alimentazione del diabetico raccomandano il consumo di carne, orientando la preferenza verso la carne bianca oppure la carne rossa magra, per il suo apporto di elementi nutritivi preziosi, come amminoacidi essenziali, vitamine del gruppo B e minerali come ferro, rame, zinco e selenio. Addirittura anche i salumi, tanto demonizzati, costituiscono invece un perfetto secondo piatto in un esempio di pasto serale consigliato dalla Fondazione Veronesi.

Gli Standard italiani per la cura del diabete mellito 2016 considerano l’intramontabile dieta mediterranea come modello nutrizionale ottimale, rendendo anche la dieta del diabetico senza troppe privazioni. Anzi, se si segue una dieta varia ed equilibrata può essere addirittura concessa una fetta di torta a settimana. Bastano alcuni accorgimenti, come non inserire troppi carboidrati nello stesso pasto e prestare molta attenzione al carico glicemico: tutti problemi che con un alimento proteico, senza carboidrati e con indice glicemico pari a zero come la carne non si pongono.

 

Redazione Carni Sostenibili