Conferenza Globale sul Manzo Sostenibile. Intervista a Giovanni Sorlini

A inizio novembre 2014, a San Paolo del Brasile, si è tenuta la Conferenza Globale sul Manzo Sostenibile. Obiettivo dell’incontro, condividere le buone pratiche esistenti per rendere il mondo dell’allevamento bovino sempre più sostenibile. Un’iniziativa importante, a cui hanno partecipato attori provenienti da tutto il mondo, inclusa ovviamente l’Italia. Fra i rappresentanti del nostro Paese c’era Giovanni Sorlini, Responsabile Ambiente, Qualità e Sicurezza di Inalca, Gruppo Cremonini. Gli abbiamo fatto qualche domanda, per capire un po’ meglio di cosa si è discusso durante l’evento brasiliano.

Dottor Sorlini, lei è stato recentemente in Brasile per la Global Roundtable for Sustainable Beef (GRSB). Vuole spiegarci di cosa si è trattato, e con quale scopo?

GRSB è un’organizzazione multi-stakeholder intercontinentale composta da soggetti del mondo scientifico, istituzionale e da aziende di allevamento e produzione. La missione di GRSB consiste nel sostenere e promuovere lo scambio di conoscenze al fine di definire un approccio globale al tema della sostenibilità nel settore bovino, valutando e confrontando le principali iniziative già presenti in questo settore. Sulla base di questo lavoro GRSB ha definito 5 principi fondamentali e relativi criteri di applicazione per tutti i diversi sistemi di produzione nel settore bovino e che complessivamente si possano definire come “Sostenibili”.

Quali sono i principali criteri in base ai quali la carne di manzo si può ritenere sostenibile?

Partendo dai tre pilastri della sostenibilità, ossia l’economico l’ambientale ed il sociale, principi e criteri sono basati sui seguenti temi:

1.    Conservazione delle risorse e degli ecosistemi in cui vengono allevati i bovini.
2.    Protezione e rispetto dei diritti umani di ciascun soggetto della filiera e del ruolo fondamentale che ricopre nella catena del valore, in riferimento soprattutto al patrimonio  culturale ed ambientale, condizioni di lavoro, diritti della terra e salute.
3.    Salute e benessere animale.
4.    Qualità e sicurezza delle carni  bovine.
5.    Efficienza ed innovazione.

Ci sono a suo avviso dei progressi su scala globale per quanto riguarda gli allevamenti bovini e la loro gestione?

Sicuramente sì: importanti passi avanti sono stati effettuati in contesti produttivi in cui le tecniche di produzione sono meno efficienti e l’espansione dell’allevamento è stata effettuata senza tenere in debito conto la conservazione delle risorse naturali e della biodiversità. È il caso di paesi ad economia emergente caratterizzati da sistemi produttivi di tipo estensivo, come il Brasile, che hanno risposto in modo organico  e documentato a critiche sempre più incalzanti da parte di NGO e del mondo scientifico con la piattaforma GTPS. In altri continenti sono attive analoghe piattaforme multi-stakeholder che stanno definendo pratiche di produzione precise e dettagliate per rendere verificabile e misurabile l’impegno del mondo agricolo nella sostenibilità. La più importante per il contesto europeo, caratterizzato da un’elevata efficienza e sviluppo tecnico, è sicuramente SAI Platform, del quale peraltro facciamo parte e che prevede la pubblicazione della prima versione di questo documento nel primo trimestre 2015. Nel corso dell’anno prossimo si passerà quindi alla fase applicativa vera e propria.

La sostenibilità riguarda l’ambiente, la società e l’economia. Quali sono gli aspetti più interessanti che ha visto emergere durante l’evento brasiliano?

Sicuramente la forte presenza di grandi aziende multinazionali a vario titolo coinvolte nella produzione e distribuzione di carni bovine che considerano il concreto impegno di tutti gli operatori nel settore della sostenibilità un elemento ormai irrinunciabile per il mantenimento di accordi di fornitura stabili e di lungo periodo, non solo per evidenti ragioni etiche e di tutela, ma soprattutto perché la sostenibilità rappresenta un oggettivo elemento che, se correttamente gestito, è in grado di generare valore economico.

Qual è la posizione dell’Europa e soprattutto dell’Italia in questo contesto?

L’Europa è sicuramente un’area virtuosa ed avanzata in questo settore, oltre che per l’attività di SAI Platform, anche per il contesto normativo che rende cogenti numerosi obblighi che in altri Paesi sono ancora facoltativi: il benessere animale ne costituisce un chiaro esempio. Per l’Italia il discorso è leggermente diverso: soffriamo la difficoltà, tutta nazionale, nel costruire aggregati stabili ed efficienti tra i vari operatori e portatori di interesse che ruotano attorno al bovino. L’Italia deve quindi colmare questa lacuna rispetto ad altri Paesi avanzati nel settore agricolo, ossia deve costruire una piattaforma nazionale che, nel contesto specifico del sistema Italia, di fatto consenta ai soggetti più sensibili a questi temi aggregarsi ed impegnarsi nelle attività di miglioramento, sviluppando un proprio linguaggio e pratiche agricole comuni e condivise. In questo contesto l’istituzione può fare molto utilizzando la leva della “Moral Suasion” per promuovere e premiare esempi virtuosi, senza limitarsi alla promozione delle sole eccellenze nazionali nel campo agro-alilmentare. Che, seppur del tutto meritevoli dal punto di vista della indiscutibile qualità del prodotto, spesso rappresentano volumi esigui o comunque non in grado di incidere significativamente sull’economia complessiva del Paese, rispetto ai grandi sistemi agricoli nazionali collegati alla produzione di carne e latte.

Redazione Carni Sostenibili

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