Confagricoltura Veneto: “Aiutando i nostri allevatori si aiuta anche l’ambiente”

In estate, quando fa caldo, si tende a mangiare meno carne. L’importante è non sbilanciare eccessivamente la propria dieta, però, sacrificando l’alto apporto di proteine nobili che la carne procura al nostro organismo. Allo stesso tempo, attenzione anche a farsi idee sbagliate e preconcette sul consumo di carne (soprattutto italiana) e il proprio impatto sull’ambiente.

“Certamente il caldo non stimola il consumo della carne, ma considerato il suo benefico apporto di ottime qualità nutritive, non deve essere dimenticata anche in questa stagione”, spiega su agi.it il Presidente della Sezione Economica degli allevatori di Confagricoltura Veneto Luigi Andretta: “Gli insaccati o il prosciutto possono essere consumati anche sotto l’ombrellone per il piacere del palato e del corpo. In questo periodo devono essere scelti dei tagli di carne più magri e questa scelta è oggi facilitata in quanto i nostri allevamenti producono una carne più magra grazie alla scelta delle razze e alla alimentazione dei bovini che è sempre più equilibrata”.

Gli allevatori veneti stanno attraversando un periodo molto difficile con il calo dei prezzi dei loro capi. “La diminuzione del prezzo dei nostri vitelli e vitelloni è dovuta a più fattori e fra i primi il calo dei consumi, che si registra anche in parte nel resto dell’Europa stante la crisi, ma che è accentuata nel nostro Paese. Infatti, la massaia che deve far quadrare il bilancio famigliare, sceglie la carne meno cara e questa è quella proveniente dall’estero: una bistecca su due è di provenienza straniera stante che ne importiamo il 50%. In Italia abbiamo un efficiente servizio di controllo della filiera zootecnica, i nostri allevamenti sono costantemente monitorati dal veterinario aziendale, l’alimentazione e corretta ed equilibrata, etc. Tutto ciò fa sì che la nostra carne sia di alta qualità, più buona e genuina, ma avendo dei costi di produzione maggiori, è lievemente più cara di quella proveniente da Paesi anche di oltre oceano”.

“I nostri allevamenti, frutto di costosi adeguamenti, consentono di dare alle nostre vacche e tori, maggiore comfort – continua il Presidente Andreatta – con il rispetto del cosiddetto “benessere animale“. E’ interesse dell’allevatore che i capi siano in buona salute e anche per questo sono periodicamente controllati e accuditi”. (AGI)

Gli allevatori sono spesso anche coltivatori di mais e ciò permette all’imprenditore di ottimizzare l’allevamento con l’apporto di materia organica utile al mantenimento della fertilità dei terreni. Con la pratica del “ceroso“, che permette di stoccare il mangime, l’intera pianta del mais è consumata a scopo zootecnico senza sottrarre farine destinate all’alimentazione umana.

Non tutti sanno che un ettaro (10.000 mq.) di mais in un giorno d’estate fissa oltre 400 kilogrammi di anidride carbonica e produce tanto ossigeno quanto abbisogna una persona in un anno. Non solo, in due mesi d’estate 1.100.000 ha di mais coltivati in Italia producono una quantità di ossigeno sufficiente per coprire i consumi annuali di tutta la popolazione italiana.

Ci sono dichiarazioni che indicano l’allevamento come una fonte di consumo di energie dell’ambiente. Su quest’argomento Luigi Andretta non ci sta e risponde: “I nostri allevamenti sono inseriti nell’ambiente e contribuiscono al suo mantenimento, non solo in termini di lavorazione e cura del territorio, ma preservando anche le aree rurali e paesaggistiche. Il bovino è l’unico animale allevato che non è in competizione alimentare con l’uomo, con il rumine riesce a trasformare i vegetali ricchi di cellulosa (non digeribile per l’uomo) in proteine nobili come la carne e il latte. Accreditati studi del settore, dimostrano come per avere l’equivalenza delle proteine presenti in un chilo di carne, ci vogliano quaranta chilogrammi di verdure e certamente quest’ultime abbisognano d’irrigazione, di concimazione ecc.

Il mio invito ai consumatori – conclude Andretta – è di acquistare carne italiana e veneta che è controllata, salubre e gustosa. Aiutando i nostri allevatori si aiuta anche l’ambiente”.

Fonte: Agenzia Giornalistica Italia