Carne rossa e trasformata, le novità dalla scienza

Dopo anni di allarmismi, attacchi gratuiti dal mondo vegan e continue demonizzazioni, finalmente c’è una reazione da parte del settore della carne, che non ci sta più a subire in silenzio, ma risponde attraverso evidenze scientifiche. A questo proposito cosa dicono gli ultimi studi sulla carne e quali sono le nuove frontiere della sua produzione? Vediamo le novità dalla scienza.

Le ricerche più recenti riprendono in esame quegli studi che hanno evidenziato associazioni positive tra carne rossa e alcune patologie, mettendone in rilievo le debolezze che non sono state tenute in considerazione e che invece è fondamentale conoscere. L’obiettivo è appunto quello di evitare una inutile demonizzazione di un alimento molto importante per una dieta corretta e che è sempre stato presente nella nostra alimentazione, aiutandoci addirittura ad evolverci e a distinguerci dalle altre specie animali.

A questo proposito lo studio del 2016 “Carne lavorata: il vero cattivo?”, evidenzia il ruolo confondente di diversi elementi, come il fatto che gli individui con basso consumo di carne rossa o trasformata tendono ad avere uno stile di vita più sano in generale, oppure che l’elevata assunzione di carni rosse e lavorate è associata ad abitudini alimentari di qualità inferiore. In altre parole, è stato dimostrato che chi mangia tanta carne rossa e lavorata mangia allo stesso tempo anche poca frutta, poca verdura e conduce uno stile di vita poco salutare in generale, come fumare, bere alcolici o fare poca attività fisica, e questo può certamente aver creato confusione nei risultati.

L’associazione tra consumo di carne e dieta complessiva/stile di vita di qualità inferiore rende dunque difficoltoso trarre conclusioni sul rapporto carne/salute, per cui sono necessari altri studi più approfonditi per supportare un ruolo causale della carne rossa e trasformata nel meccanismo delle malattie croniche ed escludere l’effetto confondente di altri fattori, alimentari e non.

Per questi motivi, anche il consumo di carne rossa trasformata come fattore di rischio per le patologie cardio-metaboliche ed il diabete mellito di tipo 2 deve essere riconsiderato, come pure la relazione con il cancro al pancreas e con il cancro gastrico, che ha portato a risultati inconcludenti. Anzi, allo stato attuale, un aumento di 50 g al giorno di carne rossa trasformata non è collegato ad un significativo aumento del rischio di cancro al pancreas, e le associazioni con il cancro gastrico non sono state confermate da studi di coorte più approfonditi.

Anche negli studi che riportano un legame tra carne rossa e il rischio di cancro al colon, sono state individuate diverse limitazioni metodologiche e incongruenze che potrebbero influire sulla validità dei risultati. Nel complesso, dunque, non esistono prove forti per sostenere che la carne rossa ha un ruolo convincente nel rischio di cancro al colon.

Non mancano poi studi che descrivono i benefici della carne rossa per la nostra salute, mostrando la sua ricchezza unica in proteine di elevato valore biologico, minerali come il ferro e lo zinco, ma anche elementi essenziali come rame, iodio, manganese e selenio, nonché una varietà di vitamine, in particolare le vitamine del gruppo B, supportando anche il ruolo della carne rossa magra come moderatore positivo dei profili lipidici, con studi recenti che la identificano come fonte dietetica di acidi grassi insaturi a catena lunga (PUFA) e di acido linoleico coniugato (CLA). Un suo consumo moderato come parte di una dieta equilibrata è quindi improbabile che aumenti il rischio per il cancro o di patologie cardiovascolari. Al contrario, può influire positivamente su un’assunzione completa dei nutrienti e sulla salute.

Ed è proprio sull’interesse nel suo contenuto in acidi grassi essenziali e composti bioattivi dalle proprietà nutraceutiche che si concentrano i nuovi obbiettivi della sua produzione, attraverso l’innovazione nei sistemi di allevamento in grado di aumentare la qualità, il valore nutrizionale e salutistico della carne. La domanda crescente di alimenti funzionali che svolgono un ruolo importante nella prevenzione di malattie ha destato attenzione verso un miglioramento del profilo nutritivo della carne, con la messa a punto di strategie per incrementare il contenuto delle sue componenti benefiche, come antiossidanti, vitamina E, micronutrienti, acido linoleico coniugato e omega 3 a catena lunga.

Purtroppo oggi la carne rossa non ha il giusto riconoscimento riguardo alla sua ricchezza in micronutrienti essenziali e proteine, e il suo impatto positivo sulla qualità nutrizionale della dieta complessiva e la sua importanza nell’alimentazione globale sono oggi poco apprezzati.

Come rivela lo studio “La carne rossa nell’alimentazione globale”, che esamina il ruolo vantaggioso della carne rossa nel ridurre i fattori di rischio di alcune patologie e nel migliorare lo stato nutrizionale dei paesi in via di sviluppo, le raccomandazioni che riguardano il consumo di carne rossa dovrebbero tenere in considerazione il suo contributo in nutrienti preziosi e i benefici per la salute, come un ridotto rischio di patologie cardiovascolari e di diabete di tipo 2, offrendo la stessa protezione di una dieta vegetariana, ma evitando il rischio di carenze nutrizionali a cui questo tipo di regime può andare soggetto.

In conclusione, mettendo sul piatto della bilancia i rischi e i benefici associati al consumo di carne rossa e lavorata, allo stato attuale della ricerca, non esistono validi motivi per escludere totalmente questi alimenti dalla dieta. Anzi, farlo può anche rivelarsi rischioso, perché vengono perse importanti componenti benefiche essenziali per la nostra salute, assicurate invece con un moderato consumo di queste carni.

 

Redazione Carni Sostenibili