Bonifiche Ferraresi, in Italia la zootecnia è 4.0

Chi conosce l’agricoltura o la zootecnia sa che, a differenza di quanto si pensi generalmente, sono i due settori con il più alto livello di innovazione tecnica e tecnologica. Alcune aziende agricole e alcuni allevamenti, però, vanno in questo senso anche al di sopra della media nazionale, implementando così una zootecnia 4.0. In essa si unisce la migliore innovazione alle vere origini di agricoltura e allevamento, fra loro integrati in un modello naturale e circolare. Uno dei migliori esempi mondiali in questo senso è tutto italiano: Bonifiche Ferraresi, rivoluzionario progetto per la zootecnia italiana divenuto realtà.

Il nuovo eco-distretto zootecnico di Bonifiche Ferraresi è stato presentato ieri con un importante convegno, organizzato da Assocarni e Coldiretti sul tema “Zootecnia 4.0: il modello italiano di allevamento bovino integrato e sostenibile per le sfide del futuro”, a cui hanno partecipato personaggi autorevoli e di spicco come Marco Baldi, Responsabile Area Economia e Territorio del Censis, Federico Vecchioni, AD di Bonifiche Ferraresi, Vincenzo Russo, professore emerito di zootecnia dell’Università di Bologna, Roberto Moncalvo, Presidente di Coldiretti, Luigi Scordamaglia, AD Inalca, e l’Onorevole Paolo De Castro, Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo. I lavori sono stati aperti dal Ministro Maurizio Martina, Politiche agricole alimentari e forestali, mentre le conclusioni sono state affidate a Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute.

Il Censis ha presentato dei dati preoccupanti: dal 2010 al 2017 hanno chiuso quasi 4.000 stalle bovine, le macellazioni sono calate da 2,8 milioni di capi a 2,5 milioni, e i consumi apparenti sono diminuiti da 25 kg all’anno pro-capite a 19,2 kg (10,8 kg reali). L’Italia è fortemente deficitaria e siamo costretti ad importare dall’estero oltre il 40% di carne bovina.

Drammatici i numeri sul patrimonio bovino nazionale, col numero totale dei bovini che si attesta oggi a 5,9 milioni, come nel 1945, dopo aver raggiunto un picco record di 10 milioni nel 1968: negli ultimi 25 anni l’Italia ha perso il 39% di vacche da latte e il 33% dei bovini da carne.Eppure, spiega sempre il Censis, il settore conserva un notevole peso nell’economia nazionale con 2,9 miliardi di euro di valore della produzione agricola (il 5,9% di tutto il settore agricolo) e 5,9 miliardi di fatturato industriale (4,2% di tutta l’industria alimentare italiana), ed è possibile modificare la tendenza.

“Ci sono notevoli punti di forza che potrebbero invertire il trend del settore”, ha spiegato Marco Baldi. “Innanzitutto la notevole capacità di allevare nelle stalle del Nord Italia che hanno ampia disponibilità di mais; poi la filiera efficiente, dalla mangimistica alla distribuzione finale; inoltre la disponibilità di ampie zone collinari destinabili all’allevamento di vacche nutrici”.

Il centro zootecnico di Bonifiche Ferraresi rappresenta il nuovo modello italiano per l’allevamento bovino. Con 10 stalle realizzate con le più moderne tecnologie e distribuite su 33.000 mq di superficie, e una capienza di 9.000 capi da carne a rotazione annuale, il centro si pone come una struttura all’avanguardia in Europa, anche per la sostenibilità. La razione per l’alimentazione è totalmente composta da alimenti provenienti da 1700 ettari dedicati a Jolanda di Savoia, di proprietà dell’azienda, e tutto il letame è recuperato e destinato alla fertilizzazione naturale dei suoli. Gli ampi spazi in mangiatoia con doppi abbeveratoi, la ventilazione centralizzata a comando elettronico e la razionalità complessiva delle strutture costruite tutte ex-novo, rendono il centro zootecnico un punto di riferimento mondiale per il rispetto del benessere animale.

Secondo Luigi Scordamaglia, vice-presidente di Assocarni, Bonifiche Ferraresi rappresenta la nuova frontiera dell’allevamento bovino italiano. “Siamo nel territorio che meglio rappresenta l’agricoltura del futuro e che al suo interno ha colto la sfida di inserire anche l’allevamento 4.0. Qui tocchiamo con mano cosa significa sostenibilità economica, sociale e ambientale dell’allevamento, un esempio virtuoso e concreto di economia circolare.”

Bonifiche Ferraresi ha costruito un modello che ha importanti risvolti anche sotto il profilo del benessere animale, consentendo tra l’altro una sostanziale riduzione dell’utilizzo dei farmaci.

 

Redazione Carni Sostenibili